Site-Logo
Site Navigation

No alle fabbriche di morte

13. March 2001

Ravenna – 10 marzo 2001

CONTRO LA MONSANTO
CONTRO GLI ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI
CONTRO OGNI PRODUZIONE DI MORTE

La cosiddetta “quarta rivoluzione” ਠda considerare un passaggio epocale del capitale a livello planetario (informatica, biotecnologie, agroalimentare, ecc.). Dal genoma e dal clone umano alle specie vegetali e animali, ਠogni aspetto della vita che viene manipolato e inserito nel processo profittuale.
Il dominio capitalistico non ਠn੠indolore n੠privo di gravi conseguenze: oltre alle certificate stragi dovute al rapporto di lavoro, agli incidenti stradali , all`inquinamento (benzene, polveri fini, amianto, elettrosmog, diossine, nucleare ..), allo smaltimento dei rifiuti urbani (inceneritori), abbiamo ora anche l`evidenza mostruosa dei morti dovuti alla sofisticazione del ciclo alimentare (mucca pazza, polli alla diossina, OGM..). Per massimizzare i profitti il capitalismo non si ferma davanti a nulla.
Punta alla distruzione delle colture locali e dei cibi tradizionali, delle sementi e delle riproduzioni naturali, per imporci il ciclo industriale anche nell`alimentazione in modo da omologare e massificare i consumi. Ciclo che tende a imporre un dominio totale sull`individuo consumatore del primo mondo, oltre a provocare miseria, distruzione e morte delle popolazioni del terzo mondo.
L`agricoltura e gli allevamenti intensivi, oltre a creare gli ormai ben noti problemi alla salute di tutti, vanno nella direzione del ricatto alimentare nei confronti delle popolazioni e al loro totale dominio da parte di pochi
gruppi multinazionali.
Altro che risolvere la fame nel mondo!
Le mobilitazioni internazionali hanno rafforzato l`idea che WTO, BM, FMI, OCSE, NATO, Unione Europea ecc., pur nelle loro specificità  e contraddizioni, sono gli organi strumentali per consegnare il pianeta nelle
mani delle multinazionali capitaliste.
Non c`ਠdubbio che Seattle ha rappresentato un grosso stimolo per la crescita dei movimenti e la consapevolezza della posta in gioco. Da Seattle in poi si sono susseguiti numerosi controvertici, significamente partecipati
e in grado di funzionare da moltiplicatore della ripresa di sensibilità  contro il modello capitalistico.
Purtuttavia una critica costruttiva va espressa sulla vacuità  del mostrarsi solo di fronte alle vetrine del capitalismo globale, mentre si trova poco combattimento quando si tratta di perseguire la sconfitta degli stessi disegni in casa propria. Nel “Bel Paese” non possiamo fare a meno di denunciare il ruolo nefasto dei “cavalli riformisti” nel comparto agroalimentare, che come in tutti i settori portano la responsabilità  di aver spianato la strada all`aggressione delle multinazionali. Nonostante le
ridicole rassicurazioni dei colonnelli verdi su etichettature varie, prodotti di nicchia e una presunta “sana agricoltura italiana”, le
multinazionali sono entrate, attraverso la legislazione europea, nel mercato dell`agro-bussines demolendo ogni ostacolo politico fin dai primi anni 90 senza esclusione di colpi (tangentopoli, bombe, referendum abrogativi, ecc.).
Basti pensare che con la cancellazione del Ministero dell`Agricoltura ਠstato eliminato lo strumento fondamentale per mezzo del quale l`Italia poteva partecipare, pur in un clima di aspra competizione, alla determinazione delle linee comunitarie in campo agricolo.
Successivamente il centro-sinistra di Prodi regalava ai colossi americani le migliori industrie alimentari dell`IRI.
Intanto in questi ultimi anni si ਠsviluppata la ricerca e la sperimentazione in varie regioni italiane da parte delle multinazionali come Monsanto e Novartis nel settore delle culture transgeniche (principalmente soia, mais, barbabietola). Sono circa 470 i campi sperimentali conosciuti e almeno cinque università  dove si sperimentano schifezze. Una sperimentazione avvenuta in sordina, senza incontrare grossi ostacoli, e che deve aver dato buoni risultati se la Monsanto ha ottenuto via libera di produrre in Italia, a Ravenna, il diserbante glyphosate (più conosciuto come Roundup) per la coltivazione di OGM.
Nel `99 Dow Chemical e Monsanto (già  produttrice del famigerato agente “Orange” a base di diossina utilizzato come defoliante durante la guerra del Vietnam) hanno firmato ad Indianapolis un accordo per lo sfruttamento del brevetto di Round up. La Dow Chemical e la Finanziaria Finagro hanno costituito una joint-venture in vista della realizzazione in Italia di un impianto di classe mondiale per la produzione di Round up.
Una enorme fabbrica che puಠprodurre glyphosate, il potente pesticida usato per le coltivazioni transgeniche, sorgerà  a Ravenna e avrà  rilevanza mondiale in quanto produrrà  il 15% del fabbisogno mondiale e un terzo del consumo europeo.
La giunta regionale dell`Emilia Romagna ha votato in modo unanime in un territorio ad alta concentrazione d`impianti chimici inquinanti. Questo ਠil “polo industrial-pestifero” di Ravenna al quale si vuole aggiungere (per il momento!) un insediamento produttivo (per 20.000 tonnellate/anno iniziali, raddoppiabili a breve) del famigerato “diserbante-pesticida” glyphosate
della Monsanto.
L`operazione prevede l`imminente nascita di un ulteriore polo chimico europeo in capo alla stessa multinazionale, che si fa rappresentare nel territorio ravennate dalla I.C.R.-Intermedi Chimici Ravenna S.p.A. che ਠin effetti controllata dalla Finanziaria FINAGRO. In questa città  feudo dell`ex-PCI, 8 persone su 10 si ammalano di tumore (1° causa di morte) e sono presenti 17 produzioni ad alto rischio, sommate ad un notevole smaltimento di rifiuti tossico-nocivi per incenerimento.
Ricordiamo che la Romagna vanta il triste primato per le malattie tumorali in Europa (pesticidi, diserbanti, il cui consumo per ettaro ਠun altro primato). E` proprio grazie alla pacificazione del territorio ravennate, che ਠstato prescelto per divenire polo europeo per la produzione e la distribuzione di merci OGM (sviluppo del porto, nuove industrie, coltivazioni, ecc.). Un classico esempio di come il controllo sui produttori da parte del riformismo realizza veri e propri disastri culturali e ambientali.
L`azzeramento del conflitto sociale rende appetibili le aree governate dall`ex PCI per produzioni ad alto contenuto tecnologico facendo digerire produzioni nocive agli operai ed alle popolazioni: il ciclo chimico, le rannerie, la centrale nucleare di Caorso e PEC del Brasimone.
Crediamo che il progetto di produrre il Roundup a Ravenna debba essere contrastato non solo sul piano locale, ma anche a livello nazionale ed europeo per il significato, non simbolico, dell`ennesimo imbroglio ecologico filtrato dalle sinistre di governo sulla questione OGM e agro-bussines.
E` evidente che non si tratta di un problema locale: perchà© le conseguenze hanno un immediato riflesso mondiale.
Nel mentre ci si dispone al contrasto per impedire l`insediamento di questa ennesima fabbrica di morte in un territorio già  martoriato, sollecitando il coinvolgimento di tutte le realtà  impegnate a costruire “un altro mondo possibile”, ਠdecisivo approntare gli strumenti e le iniziative che permettono la partecipazione di massa allo scopo comune.
Uno di questi ਠla campagna tesa a introdurre in tutte le grandi refezioni – mense scolastiche, ospedaliere, di fabbrica – gli alimenti biologici con un piano incalzante di sostituzione dei “piatti chimici/OGM”. Non sfugge ad alcuno, laddove l`impegno ਠcerto e univoco in questa direzione, che tipo di partecipazione straordinaria di settori popolari innescherebbe, pronta a
riguadagnare salute e vita e a comprendere, combattendola, la nemicità  del capitalismo e dei suoi prodotti.
Un circolo virtuoso come quello scaturito dall`epopea vincente contro il nucleare civile, in cui ogni entità  ci ha messo del suo e tutti insieme abbiamo agito sostenendo azione diretta e scontro generale, conquistando l`obbiettivo prefisso. WTO – FMI – BM – OCSE – NATO – USA – UE – ecc. Sfruttano l`umanità  intera, distruggono il pianeta, anche con bombe e genocidi, e perpetuano il dominio del capitale ed il suo vergognoso mercato. Rappresentano l`avidità  infinita di chi li controlla:
un pugno di multinazionali organizzate come caserme, che a tutto impongono un prezzo (dai semi ai geni, al tuo sangue), mercificando e brevettando la vita!

HANNO SCATENATO LA GUERRA
la guerra contro l`umanità  e la terra
la guerra che uccide uomini e natura
la guerra del capitale contro i poveri e i lavoratori
ਠla guerra del denaro che per nutrire il profitto distrugge la vita!

Domenica 18 febbraio 2001 – ore 10:00 in via AVESELLA n. 5/A a BOLOGNA per la costruzione della:

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO OGNI PRODUZIONE DI MORTE PER LA VITA E LA SUA QUALITA`
SABATO 10 MARZO 2001 A RAVENNA

Coordinamento Salvaguardia Biodiversità 
Red Ghost – Ravenna
PelleRossa autogestito – Cesena
Cobas Confederazione dei Comitati di Base
Coordinamento M.AG.M.A. – Manziana
Collettivo Antagonista Primavalle – Roma
Redazione “Vis a Vis”

Topic
Archive