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Volantino della Sezione Italiana alla manifestazione per la Palestina

18. February 2006

IL POSTO CHE NON C’E’Apparentemente Marco Ferrando ਠstato linciato per aver detto due cose banali.
La prima: Israele ਠuna artificiale costruzione
politica—come se ciಠnon fosse vero per ogni
Stato-nazione, come se quest’ultimo fosse una creazione naturale
o meta-storica.
La seconda: l’attacco alla base italiana di Nassirya à¨
stata una legittima azione di guerra le cui responsabilità 
ricadono tutte sulle spalle del governo Berlusconi che quei soldati in
Iraq inviಠ—come se gli Accordi di Ginevra, svariate
risoluzioni O.N.U. (e pure sentenze della magistratura italiana) non
affermassero il diritto di un popolo aggredito a resistere.

In realtà  Marco Ferrando ਠstato lapidato per le
verità  potenzialmente sottese alle sue garbate affermazioni di
deputato in pectore, ovvero:
– essendo lo Stato di Israele un’entità  colonialista
genocida (Nakhba) fondata sulla pulizia etnico-confessionale della
Palestina araba; difendendo esso la propria supremazia,
oltrechà© con centiniaia di bombe atomiche, con metodi razzisti e
terroristici; non ਠsolo auspicabile ma legittimo contestare il
suo diritto ad esistere.
– Essendo la Resistenza armata del popolo iracheno legittima come tutte
le guerre anticoloniali di liberazione, sostenerla con ogni mezzo
ਠun dovere morale e politico, non solo per i rivoluzionari ma
pure per chiunque si consideri democratico.

Ma quel che Ferrando non dice gli antimperialisti lo dicono da
tempo —per questo il meno che possa capitargli ਠdi non
vedersi assegnati un posto in Parlamento.

Il fatto che affermare cose banali sia diventato tabù attesta
che i regimi occidentali hanno da tempo cessato di essere democratici.
Siamo di fronte ad un inedito totalitarismo imperialistico che straccia
le sue stesse convenzioni costituzionali e lo stato di diritto,
spostando surrettiziamente i paletti e i confini di ciಠche
viene ritenuto lecito, ammissibile, plausibile. Dopo il fatidico
September eleven i tradizionali paradigmi ideologici sono stati messi
in soffitta e rimpiazzati dai nuovi, e chiunque li contesti viene
considerato fuori dal perimetro del sistema.

Quali sono questi nuovi dogmi su cui si fonda la religione civile imperialistica?

– Israele non si tocca e compie grave sacrilegio chi non senta una
colpa ontologica a causa delle pene inflitte al popolo ebraico;
– Gli Stati Uniti sono la democrazia più bella del mondo, tutti
saremmo tenuti a difenderne la supremazia mondiale e il loro diritto ad
esportarla manu militari;
– Ogni Resistenza armata all’espansionismo imperiale americano e sionista sarebbe terrorismo.

Le aggressioni al fosforo e all’uranio impoverito, Guantanamo,
Abu Grahib, le prigioni fantasma, le torture, le liste nere, i
sequestri di persona, gli assassinii mirati —in una parola il
banditismo sistematico—, sono solo medicine necessarie a
debellare l’asse del male, di cui il cosiddetto
“fondamentalismo islamista”, annientato lo spettro del
comunismo, sarebbe la punta di lancia.
Chi parla di ingenuità  di Marco Ferrando (non avrebbe fatto
meglio a tacere?), oltre a tradire una mentalità  opportunistica,
non vuole capire in che contesto siamo precipitati: che questo paese,
già  protettorato americano, con la spinta imperiale yankee,
ਠsceso di rango diventando uno stato sub-imperialista a
sovranità  limitata, le cui ferree direttive sono fissate a
Washington più di quanto non accadesse durante la guerra fredda.
Non vuole infine capire che coll’adozione del sistema bipolare
l’americaniz-zazione politica e sociale ha fatto passi da
gigante. I due poli sono complementari, sono due facce dello stesso
blocco sociale dominante. Ingenuamente colpevole ਠchi, in
questo contesto, spera di mercanteggiare un posto al sole, senza dover
per questo fare abiura delle sue idee antagoniste e antimperialiste.
Dietro alla rissa che divide i fantocci bipolari si vede il grande
puparo: il P.S.A.T., Partito sionista americanista trasversale
—di cui i Fallaci, gli Allam, i Ferrara e i Feltri sono soltanto
le teste di cuoio. Schieramento del quale il P.R.C. rappresenta la
propaggine di sinistra, e che infatti ubbidisce a comando ogni qual
volta il puparo intima sull’attenti!
Attraverso la sinistra sistemica il P.S.A.T. estende i suoi
tentacoli anche nel composito movimento contro la guerra. Si vede nella
piattaforma con cui si pretende si scenda in piazza il 18 marzo
prossimo: non una parola sulla Resistenza irachena (davvero! neanche
una parola, nemmeno un accenno all’evento più
straordinario che occupa da tre anni la ribalta mondiale). Non una
sillaba nemmeno contro il cancro sionista, la dottrina nazistoide di
uno Stato ebraico etnicamente e confessionalmente pulito in Palestina
—in barba allo stesso senso comune che identifica in questo
cancro la principale minaccia alla pace in Medio Oriente. La pace, da
obbiettivo politico, diventa un astratto concetto morale. Mentre la
non-violenza, da concetto etico-morale, viene trasformata in dogma
metapolitico.

Nel vortice delle polemiche ਠfinita pure la manifestazione del
18 febbraio. Il P.S.A.T. ha fatto un discreto fuoco di
sbarramento. Vada per quelle multicolori e inoffensive della pace, ma
ora basta vedere sfilare per le strade di Roma le bandiere
palestinese e irachena! E pensare che i promotori, nell’Appello
iniziale, per non dare nell’occhio, non facevano menzione del
sostegno alla Resistenza irachena e avevano addirittura perorato come
legittima (di contro alla volontà  espressa dal popolo
palestinese votando HAMAS), la… “sicurezza” dei confini
israeliani —ove proprio questo “diritto alla
sicurezza” rappresenta la foglia di fico con cui i sionisti
nascondono la loro politica di annientamento della Resistenza
palestinese . Il basso profilo, l’esasperante tatticismo per
addolcire il corteo con la crema politicamente corretta, non à¨
servito a niente. Cosଠi promotori, sono corsi al riparo
accennando alla Resistenza Irachena e definendo lo slogan “due
popoli due stati…inadeguato” (sic!).

Meglio tardi che mai. L’onda delle Resistenze
irachena e palestinese ਠrobusta, di lungo periodo. Essa
inizia a produrre i suoi risultati anche in Occidente. Un Fronte
internazionale antimperialista, come auspicato dallo stesso Chavez,
prima o poi sorgerà . La battaglia che decide il prossimo futuro
ਠappena iniziata. Tra imperialismo e Resistenza un posto nel
mezzo non ci sta.
Campo Antimperialista

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