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Notiziario del Campo Antimperialista

7. June 2006

6 Giugno 2006
Questo Notiziario contiene:

1. SPILLETTE E BANANE
2. SARA’ UNA SCOREGGIA CHE VI SEPPELLIRA’?
3. L’AFGANISTAN C’E’
4. ANCORA PERQUISIZIONI1. SPILLETTE E BANANE

“Dolore, solidarietà  e vicinanza alle Forze
armate italiane, ancora una volta duramente colpite nell’adempimento
del loro dovere in una missione di pace”. Queste le
parole pronunciate dal neo Ministro degli esteri Massimo D’Alema
a commento dell’attacco portato dalla Resistenza irachena ai
carabinieri italiani mentre scortavano un convoglio inglese verso
Bassora in rivolta. Non e’ cambiato niente. Come quello
Berlusconi anche questo governo definisce “missione di
pace” una guerra d’aggressione per sottomettere un intero
popolo all’occupazione imperialista. Il bipartizanismo in
politica estera impone l’uso sfrontato delle medesime menzogne.
Un continuismo perfetto. Non solo i soldati italiani sono in guerra, ma
lo sono come truppe ausiliarie delle due principali potenze occupanti:
americani e inglesi —ai quali i soldati italiani fanno
sistematicamente da scorta e supporto, ai quali debbono consegnare
eventuali prigionieri, ai cui comandi debbono ubbidire senza fiatare,
verso i cui crimini debbono osservare la piu’ complice consegna
del silenzio. Ma se le bugie hanno le gambe corte, certe bombe fanno
espoldere la verita’. I primi a saperlo sono proprio i
commilitoni di ALESSANDRO PIBIRI, usati dagli inglesi e dagli americani
come scudi umani, come apripista dei loro convogli corazzati.
In altre parole: quelli che, nel caso dei guerriglieri avessero
piazzato un ordigno ai bordi della strada, saranno i primi a saltare
per aria facendo loro da carne-da-macello-salvavita. Questa vicenda
ਠla piu’ penosa metafora dell’Italia, una
Repubblica che dovrebbe essere fondata sul lavoro ed e’ invece
fondata sulla banane. Ove le banane sono sinonimo di sudditanza e di
obbedienza all’impero americano, e quindi di avvilente servilismo
da parte di chiunque abbia la disgrazia di succedersi al governo.
L’apoteosi l’abbiamo vista il due giugno, quando
questa repubblichetta sub-imperialista, celebrando la sua nascita, ha
esibito la sua retorica tropicale. Il neo Presidente Napolitano
sembrava l’omino della del Monte in visita alle piantagioni.
Davanti ai suoi reparti di bananieri scelti, ha sciorinato un grottesco
discorsetto pseudo-pacifista, come se assistesse non ad una parata
militare, ma alla sfilata di suore orsoline. Sulla medesima tribuna
siedeva l’in-Fausto, il quale, per salvarsi la faccia, ha
compiuto il devastante gesto di apporsi una spilletta arcobaleno sulla
sua giacca appena uscita di sartoria. Tale gesto estetico ha casuato
piu’ sconquasso della di Piero
Manzoni. Ma se Manzoni, esponendo la sua cacca, voleva dissacrare
l’arte e demitizzarla, Bertinotti ਠandato oltre. Invece
di dissacrare la noiosa parata militare, ha ridicolizzato i tanti che
con i colori dell’arcobaleno hanno calcato per anni, in lungo e
in largo, le strade di questo paese condannando, assieme alla guerra,
la concezione del mondo che la sorregge. La Repubblica della banane
ਠun autentico paese dei paradossi. Solo Bertinotti poteva
compiere il miracolo far brillare l’arcobaleno nel buio pesto di
una lugubre celebrazione militartista. Ora sappiamo che Dio non
ਠmorto, ma se la spassa nell’ultimo girone
dell’inferno benedicendo con Satana i carnefici
dell’umanita’.

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2. SARA’ UNA SCOREGGIA CHE VI SEPPELLIRA’?

Il popolo di sinistra, pur di togliersi dai piedi
Berlusconi, ha votato in massa per l’Unione capeggiata da Prodi.
Esso ha fatto come quello francese che per sbarrare la strada al
revanscista Le Pen, ha votato per Chirac. Ma se i cittadini francesi
hanno nelle piazze espiato questo peccato mortale, sara’
difficile che quelli italiani possano fare altrettanto. A differenza di
Chirac questo governo ha infatti un asso nella manica: la presenza dei
comunisti, che sono una vera e propria forza di dissuasione e
deterrenza del conflitto sociale. Forte di questa fidejussione politica
Prodi procede spedito per la sua strada. Mentre Schioppa
all’economia tranquillizza la rapace finanza imperialista
mondiale piu’ di cento discorsi pseudoliberisti berlusconiani,
l’estrema sinistra dell’Unione che gli regge il moccolo
deve ammansire gli spiriti di quelli che ben presto si accorgeranno di
aver preso lucciole per lanterne. Se il buon giorno si vede dal
mattino, la politica estera ਠla cartina di tornasole per
comprendere la natura di un governo. Rispetto degli impegni presi dal
precedente governo in Iraq, Afganistan, Balcani e in ogni dove.
Allineamento con i paesi che hanno chiesto sanzioni alla Bileorussia di
Lukashenko e alla Serbia affinche’ consegni il Generale Mladic.
Assedio e affamamento del popolo palestinese, colpevole di aver
bocciato la mafietta collaborazionista di Al Fatah. Sostegno sfrontato
ai sanguinari regimi filoamericani in tutto il mondo. La lista potrebbe
continuare. In verita’ al cosiddetto popolo di sinistra della
politica estera non gliene frega un fico secco. Impoverito da anni di
stagnazione economica e di rapine capitalistiche esso vuole risultati
tangibili, vuole soldi, prosperita’, benessere. Avanti tutta con
lo sviluppo, la crescita, la ripresa economica! Per il resto chi se ne
frega dell’Iraq o dell’Afganistan, se l’Italia
spalleggia le guerre imperiali americane. Se non tutti la maggior parte
dei votatori di sinistra si e’ comportata come nel classico voto
di scambio, do ut des: tu mi fai star meglio e io accetto ogni
nefandezza fuori dai confini. Se sono finiti nella spazzatura tutti i
discorsi sullo sviluppo sostenibile, sulla qualita’ dello
sviluppo e della vita, sull’urgenza di sottomettere gli spiriti
animali di un capitalismo sempre piu’ vorace e parassitario ad
elementari priorita’ etiche, sara’ da vedere se questo
governo sapra’ concedere davvero agli italiani meno abbienti
anche una piccola parte della torta, ovvero della ricchezza sociale.
Ove non lo facesse un corto circuito sociale, la rivolta, sarebbe prima
o poi realmente possibile. E’ triste ma un popolo alza la testa
solo quando la sua e’ in pericolo, non certo perche’ si
taglia quella degli altri. Non si tratta di fare spallucce. Sempre
meglio una rivolta sociale per interessi di bottega che assistere a
questo spettacolo ripugnante di un popolino in ginocchio. Immaginiamo
che i marxisti immarcescibili, i movimentisti sempre pronti a dire che
le scoregge che vengono dal basso profumano, ci accuseranno di essere
dei settari terzomondisti con la puzza sotto il naso. Per niente, solo
che noi guardiamo in faccia la realta’. Essi hanno da tempo
mostrato di non imparare mai dai ceffoni che ricevono dalla
realta’. Abituati a vivere di illusioni e schemi elementari, essi
vanno incontro ad un tragicomico disastro. Essi pensano che
l’incipiente rivolta sociale sara’ un nuovo ’68, se
non un ’77. Si sbagliano. Il popolo stanco e incazzato che
eventualmente si riversera’ nelle piazze non sara’ ne
agira’ come se lo immaginano. La globalizzazione ha a tal punto
frantumato le tradizionali classi e comunita’ politiche, ha a tal
punto polverizzato le vecchie barriere divisorie tra destra e sinistra,
che l’eventuale subbuglio sociale non solo sara’ senza
volto, ma trasferira’ nell’agone sociale cio’ che un
trentennio di controrivoluzione culturale ha potentemente sedimentato
nelle menti e nelle coscienze. Il torrente ricevera’ come una
cloaca i piu’ maleodoranti reflui maldigeriti da questo sistema
in metastasi. Le piu’ disparate spinte e aspirazioni sociali si
faranno largo spazzando via tutti i pateteci dottrinari della rivolta
di classe che proveranno a incanalare la piena. Quelli che una volta
chiamavamo piccolo borghesi sono oggi piu’ incazzati di quelli
che chiamavamo proletari. Il governo Prodi deve adottare una politica
di sacrifici per puntellare il grande capitalismo nostrano e estero, ma
deve calibrarla con maestria e astuzia. Tra Scilla e Cariddi rischia di
essere travolto dalla corrente. La situazione non e’ eccellente,
ma sia benedetto il disordine che si annuncia.

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3. L’AFGANISTAN C’E’

Gli occupanti hanno deciso di rafforzare le loro truppe in Afganistan
con altre migliaia di soldati. Anche Prodi ha dato il suo beneplacito.
Ci sono volte tre rivolte popolari, l’offensiva su larga scala
della guerriglia (non solo talibana), affinche’ il mondo si
accorgesse che lungi dall’essere pacificato il paese e’ in
fiamme. Se nemmeno la piu’ ampia e variopinta coalizione mai
vista riesce e tener testa alla Resistenza popolare, cio’
significa che essa e’ piu’ forte che mai, mentre il governo
fantoccio dell’americano Karzai galleggia sull’abisso. Gli
occupanti sono infatti costretti ad ammettere che la loro situazione
e’ drammatica quanto quella in Iraq. L’ultima sommossa a
Kabul, scatenata dall’ennesimo misfatto della strafottente
soldataglia nazi-americana, ha gettato lo scompiglio tra gli occupanti
e le loro truppe afgane di complemento. Ne’ Taliban ne’
Pashtun sono scesi per strada e ricevuto piombo addosso, ma proprio
quei taqiki che, come gli sciiti in Iraq, sono stati utilizzati come
popolo ascaro, come guide indiane. L’imperialismo divide i popoli
su linee atniche per meglio soggiogarli, la rivolta li riunifica e
dimostra che nessun impero e’ imbattibile, nemmeno quello
americano. Salutiamo il popolo afgano che resiste e con esso la
sinistra rivoluzionaria che dalla rivolta di Jalalabad di un anno
fa in avanti ha dimostrato di essere una delle spine dorsali della
resistenza popolare.

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4. ANCORA PERQUISIZIONI

La mattina del 27 maggio due compagni umbri del Campo, attivi in un
Comitato popolare ambientalista, hanno subito una perquisizione.
Poiche’, come recita il decreto della Procura della Repubblica di
Spoleto, “sussitono gravi indizi di colpevolezza a carico degli
indagati in ordine ai reati di diffamazione e calunnia”. E
perche’ “vi e’ fondato motivo di ritenere che nei
locali.. Vi sia il materiale utilizzato per realizzare manifesti e
scritte murali a contenbuto diffamatorio”. I diffamati sarebbero
alcuni famigerati industriali della valle spoletina che da decenni
scaricano i loro rifiuti tossici nei fiumi, anzitutto il Clitunno
—che il primo marzo scorso ha subito l’ennesimo ecocidio.
Non si e’ mai visto che l’accusa di diffamazione sia
accompagnata da perquisizione e sequestro di computer e altri
materiali. Si tratta di un evidente tentativo intimidatorio verso quei
cittadini che in queste settimane, stanchi sia di vedere deturpato
l’ambiente che delle collusioni e delle gravissime inadempienze
dei politici, si sono mobilitati per porre fine agli scempi.
Governo di destra o governo di sinistra, lo Stato e’ sempre
quello. Perseguita chi non piega la testa ai soprusi e protegge i
delinquenti, purche’ siano capitalisti.

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