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Notiziario del 22 dicembre 2006

3. January 2007

Questo Notiziario contiene:

1. CONDANNA ESEMPLARE, SENTENZA PILOTA
Condannati i due compagni turchi detenuti dal 1 aprile 2004
2. PALESTINA: TU DA CHE PARTE STAI?
Lorsignori sono tutti con Abu Mazen
3. NIGERIA: MEND NON STA PER MENDICANTI
4. LA RESISTENZA IRACHENA SALUTA CHAVEZ E IL VENEZUELA
1. CONDANNA ESEMPLARE, SENTENZA PILOTA
Sette e cinque anni ai due compagni turchi detenuti dal 1 aprile 2004

Si ਠconcluso oggi, 20 dicembre, a Perugia il processo ad Avni e Zeynep, accusati di terrorismo internazionale (art. 270 bis c.p.) e detenuti dal 1° aprile 2004, cioਠda ben 32 mesi. La sentenza ਠstata la seguente: Avni ਠstato condannato a 7 anni, in quanto la corte di assise ha ritenuto che svolgesse un ruolo dirigenziale nell’ambito del DHKP-C (art. 270 bis comma 1), mentre Zeynep ਠstata condannata a cinque anni, perchਠla corte ha valutato la sua posizione come quella di semplice appartenente (art. 270 bis comma 2). La procura aveva chiesto rispettivamente 8 e 6 anni, ritenendo che Avni e Zeynep svolgessero entrambi un ruolo dirigenziale e che non dovessero beneficiare delle attenuanti generiche; la corte ha quindi in parte disatteso le conclusioni della procura accogliendo quelle formulate, in subordine al proscioglimento, dalla difesa.
Ciascuno dei due compagni ha letto una lucida e appassionata dichiarazione, sottolineando la sostanziale antidemocraticità  del regime che vige in Turchia, dove la Costituzione ਠrimasta quella promulgata con il colpo di stato del 1980 e le decisioni che contano sono prese tuttora dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza dello Stato, cioਠdai vertici della gerarchia militare. Zeynep ha anche ricordato la sua vicenda: all’inizio degli anni ’90 ਠfinita più di una volta nelle celle di tortura solo per aver partecipato a mobilitazioni studentesche; successivamente si ਠrecata in Inghilterra per ragioni di studio e anche lଠha preso parte a numerose iniziative di protesta verso il regime turco. Per questo non ha più potuto far ritorno in Turchia. La difesa a sua volta ha rimarcato i tratti, a dir poco autoritari, del sistema turco; ha illustrato la natura di forze combattenti delle organizzazioni armate dei partiti della sinistra turca e curda, natura che in base alle convenzione internazionali esclude che queste forze possano considerarsi organizzazioni terroristiche; ha rimarcato come queste forze, compresi il DHKC e il DHKP-C, non hanno mai compiuto nਠrivendicato azioni finalizzate a minacciare la popolazione, cioਠquelle sole azioni che, per giurisprudenza consolidata, sono terroristiche; ha infine ribadito come tutte le accuse siano state formulate e ritenute provate dalla procura sostanzialmente solo ricorrendo a rapporti e testimonianze provenienti dalla polizia turca.
La corte ha sostanzialmente recepito le tesi dell’accusa, emettendo una sentenza pilota sotto molteplici aspetti: ha sancito la natura terroristica di organizzazioni che in realtà  sono organizzazioni di massa, quali il DHKC e il DHKP-C, di cui la componente militare ਠsolo un’articolazione; ha ritenuto del tutto irrilevante il carattere oligarchico – militare del regime turco aderendo di fatto alla testimonianza del funzionario di polizia turco, per il quale nel 1980 c’ਠstato solo un attacco “diciamo pure armato” ; ha bollato come terroristico qualunque atto violento purchਠpoliticamente connotato, a prescindere dalla finalità  di voler terrorizzare la popolazione, con la conseguenza che sarebbe atto terroristico anche l’autoriduzione del biglietto del cinema o l’occupazione di una casa praticate da un gruppo di persone; infine ha attribuito il valore di prova ad affermazioni assolutamente non verificate provenienti da rapporti o testimonianze della polizia turca. Sentenza pilota perche’ l’Italia, in barba ai mutamenti di governo, mostra di allinearsi al suo padrone, applicando in maniera pedissequa l’indirizzo giuridico neofascista imposto dagli U.S.A. dopo il settembre 2001 (Patriot Act) per cui lo Stato di diritto viene mutilato, cancellato in tutti i casi in cui ci sia di mezzo la lotta di guerriglia, equiparata sic et simpliciter a terrorismo. Una mutilazione che l’Italia ha potuto accogliere (esperta com’era in fatto di legislazione d’emergenza) senza grandi strappi giurisprudenziali, in maniera bipartizan, nel novembre-dicembre del 2001, solo con una “lieve” modifica del 270 bis.
Ciliegina sulla torta: i due compagni restano in carcere, nonostante la lunga custodia cautelare già  scontata, la non definitività  della odierna sentenza e l’assoluta mancanza del pericolo di fuga (e dove andrebbero?), di inquinamento delle prove (tutto ਠstato prima sequestrato e ora confiscato) e di reiterazione del reato.
A quanto pare sono queste la democrazia e la giustizia che, in buona compagnia, contribuiamo ad esportare a suon di bombe o, per bene che vada, di embarghi e sanzioni.
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2. PALESTINA: TU DA CHE PARTE STAI?
Lorsignori sono tutti con Abu Mazen

D’Alema ha bellamente inflitto una seria delusione ai suoi amici dentro il movimento contro la guerra. Dalla Palestina dichiara: (1) di perorare completamente la richiesta di elezioni anticipate cosi come l’ha abusivamente decretata il presidente Abu Mazen e, (2) di non avere alcuna interlocuzione con Hamas (ovvero col governo legittimamente scelto dalla grande maggioranza del popolo palestinese) ma solo col presidente Abu Mazen e solo con lui; mentre da Beirut dichiara (e 3!) di respingere categoricamente la richiesta di elezioni anticipate (come espressa dalla maggioranza dei libanesi e dallo stesso Presidente Lahoud) poiche’ lui sta dalla parte del primo ministri Siniora. L’asimmetria e’ solo apparente: IN TUTTI E DUE I CASI STA CON LE FRAZIONI POLITICHE SUBALTERNE ALL’ASSE BUSH-OLMERT.
Una posizione svergognata che, in barba al cosiddetto “multilaterialismo” di marca europeista, spiattella in faccia a tutto il mondo quale sia il reale posizionamento politico del governo Prodi nella crisi mediorientale. Uno sbilanciamento talmente smaccato a favore d’Israele che smaschera l’equivicinanza come un volgare trucco escogitato da un ministro che non ha alcuna veraa autonomia, se non quella lessicale e semantica. Un ministro di uno Stato che infatti partecipa assieme ai suoi comparti imperialisti, ad un embargo infame ai danni del popolo palestinese, colpevole di aver cacciato all’opposizione la mafia corrotta e collaborazionista di Abu Mazen.
In questo contesto ha una straordinaria importanza la decisione congiunta della forze antimperilaliste della resistenza palestinese , quella di respingere ufficialmente le elezioni anticipate in quanto sarebbero un cedimento al ricatto americano-sionista e pereche’ “elezioni democratiche ed oneste si sono gia’ tenute a gennaio”. Questa posizione e’ stata comunicata il 18 dicembre a Damasco, dai leader di Hamas, Khaled Meshaal, da Maher Taher (Fplp), da Ramadan Shalah (Jihad Islamica), ma anche, e questo e’ significativo, da da Faruk Qaddumi, segretario di al Fatah e direttore dell’Ufficio politico dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). La presenza di quest’ultimo in questo cartello ha letteralmente scatenato il panico tra le fila della camarilla di Abu Mazen, la quale ha subito precisato che la posizione di Kaddoumi “non rispecchia” quella ufficiale del partito. Il portavoce di Fatah, Ahmed Abdul Rahman, ha affermato che Kaddoumi “non ਠqualificato a determinare la politica del movimento”. Nel comunicato finale adottato all’unanimità  e letto da Maher Taher, le forze della resistenza palestinese, onde evitare la china di uno scontro fratricida, perorano la formazione di un governo di unità  nazionale e il proseguimento di un dialogo con al Fatah di Abu Mazen ma hanno subordinato questa unita’ ai contenuti insindacabili quali il diritto a resistere all’occupazione sionista, il diritto alla resistenza e quello al ritorno dei rifugiati palestinesi, infine uno stato indipendente con gerusalemme capitale.
Abbiamo sempre detto che la fine dell’unilateralismo americano e’ buona cosa, ma di un multilateralismo che e’ una mera competizione tra pirati imperialisti, di una gara a chi difende meglio gli interessi strategici di Israele, a chi e’ piu’ bravo nel domare le resistenze popolari, non sappiamo proprio che farcene.

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3. NIGERIA: MEND NON STA PER MENDICANTI

“Brulicante di vita, di uccelli e di pesci, con gigantesche felci e torreggianti mangrovie le cui radici si dividono tra terra e acqua come le gambe di animali dal passo lento, i ruscelli e le paludi del delta del Niger sono collocati sopra una delle più grandi riserve di petrolio del nostro pianeta: 34 miliardi di barili di oro nero. La regione, un labirinto acquatico che si estende su 50.000 chilometri quadrati nella Nigeria meridionale, ਠanche la casa di alcuni dei popoli più poveri dell’Africa, e sede della più terribile devastazione ambientale del paese. Ci sono villaggi senza corrente elettrica, senza acqua, privi di ospedali o scuole; ci sono oleodotti che feriscono la terra; chiazze di petrolio che scintillano sui fiumi; fiaccole che ardono chiare e rumorose, bruciando il gas che si spinge verso la superficie assieme al greggio. La maggior parte della gente che vive nel delta ਠtalmente povera, che alcuni sono disposti a rischiare la vita per ottenere una secchiata di carburante. La settimana scorsa, oltre 150 persone sono morte quando un oleodotto alla periferia della città  più grande della Nigeria, Lagos, ਠscoppiata in una immensa palla di fuoco, lasciandosi dietro decine di cadaveri bruciate in maniera irriconoscibile. La polizia sostiene che lo scoppio fu provocato, probabilmente dal vandalismo. L’oleodotto, che scorreva sotto la spiaggia, era stato disseppellito. I ladri lo avevano traforato con piccoli fori per poter sottrarre il carburante. L’oleodotto perdente aveva attirato gli abitanti dei villaggi locali che stavano riempiendo i loro contenitori, quando tutto saltಠper aria. La Croce rossa nigeriana ha detto che l’esplosione ha dato fuoco a centinaia di latte piene di carburante”.
Con queste incisive parole il Time de 14 maggio 2006 dipingeva la situazione del delta del Niger, dove sono attive diverse formazioni guerrigliere che legittimamente chiedono la fine del saccheggio delle multinazionali occidentali; che combattono contro il governo fantoccio e corrotto all’inverosimile di Abuja. Con la solita spocchia la stampa italiana ha dipinto il MEND ( Movimento per l’emancipazione del Delta —cosi come gli altri gruppi armati) come fossero dei volgari banditi. I dirigenti dell’ENI, italianissima multinazinale che partecipa alla colossale rapina ai danni di quei popoli nonche’ allo stupro dell’ecosistema del Delta, sanno bene che non e’ cosi. Tuttavia essi hanno tentato la strada del pagamento del riscatto, di scambiare gli ostaggi in cambio di laute somme in dollari. Hanno ricevuto pan per focacia: il MEND ha respinto sprezzante l’offerta, ribadendo che la sua richiesta e’ politica e insindacabile, la scarcerazione del leader del movimento Alhaji Dokubo Asari e di un altro esponente dell’opposizione, il govenatore dello stato di Bayelsa. Come si fa a non stare dalla parte di questi guerriglieri?
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4. LA RESISTENZA IRACHENA SALUTA CHAVEZ E IL VENEZUELA

Subito dopo la eclatante vittoria elettorale di Chavez, la Resistenza irachena ha inviato al Presidenet del Venezuela un messaggio di felicitazioni.
Ecco il testo:
Sua ecccellenza Presidente del venezuela Hugo Chavez,
A nome della Resistenza Irachena e del Fronte Nazionale Patriottico Islamico, noi Le inviamo le piu’ sentite congratulazioni per la grande vittoria che avete ottenuto. E’ una vittoria notevole e tremenda non solo per il Venezuela, e’ un successo per tutte le masse oppresse che lottano contro l’imperialismo in tutto il modno.
In Iraq noi sconsideriamo la vostra vittoria una vittoria sia nostra che di tutti i popoli rivoluzionari. Vi assicuriamo che continueremo la nostra Resistenza contro la selvaggia occupazione USA, cosi come siamo sicuri di sconfiggere gli Stati Uniti e liberare il nostro paese
Speriamo che il vostro popolo conquisti nuovi successi nella coraggiosa battaglia contro gli USA e l’imperialismo. Guardiamo avanti, alla costruzione di un fronte internazionale contro l’imperialismo.

I nostri piu’ fraterni saluti

Abduljabbar Sulaiman Al-Kubaisy
Presidente dell’ Alleanza patriottica irachena
ufficiale rappresentante del Fronte Nazionale Patriottico Islamico (FNPI) dell’Iraq

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