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Notiziario del 16 gennaio 2007

17. January 2007

Questo Notiziario contiene:

1. BASE PER ALTEZZA IL PRODOTTO DIVISO DUE
Il governo decide sull’enclave americana di Vicenza
2. ANTIAMERICANISMO?
L’imperatore, D’Alema e la fronda dei satrapi
3. MAGDI ALLAM: IL FUSTIGATORE DEI FEDIFRAGHI (islamici)
4. ESTRADARE I 26 AGENTI DELLA CIA!
FIRMA E DIFFONDI LA LETTERA APERTA AL

MINISTRO CLEMENTE MASTELLA

1. BASE PER ALTEZZA IL PRODOTTO DIVISO DUE
Il governo decide sull’enclave americana di Vicenza

Il pressing dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia

Ronald P. Spogli sta dando i suoi velenosi frutti. Tutti

i principali mezzi di comunicazione stanno a favore

della nuova gigantesca base militare americana a Vicenza.

Tutto il centro destra, ovviamente. Per ultimi son scesi

in campo autorevolie ministri del governo Prodi, affinche’

la nuova base si faccia e non siano pregiudicate le buone

relazioni col Pentagono e l’amministrazione Bush. Prodi,

questo Craxi in miniatura, ha perentoriamente dichiarato:

“Decido io!”. A favore o contro? Ma a favore, che diamine!

Ancora qualche giorno di melina, poi la sudditanza

atlantista prendera’ il sopravvento, in barba alle proteste

dei comitati vicentini e alle rimostranze della cosiddetta

“sinistra radicale”. Chi ha votato, venendo clamorosamente

meno alle proprie roboanti dichiarazioni in senso contrario,

per la guerra in Afganistan, trovera’ una maniera per

tirarsi giu’ le braghe anche stavolta. In quel caravanserraglio

che e’ il Conslglio dei ministri, qualcosa in cambio, alla

“sinistra radicale”, verra’ dato, magari sul fronte della

spesa sociale. Il nostro pessimismo e’ frutto di una prevenzione

antiamericanista? Macche’, il nostro pessimismo discende

da elementari considerazioni geopolitiche. Che D’Alema

tenti di ridare una verniciata filoaraba alla politica estera

italiana, questo puo’ andare. Anzi puo’ pure far comodo

all’Imperatore (vedi la missione in Libano). La posizione

geopolitica del nostro paese, quella, non puo’ essere invece

messa in discussione. L’Italia e’ infatti un vero e proprio

baluardo strategico americano nel Mediterraneo. Per questo

la sua sudditanza e’ piu’ importante oggi che ai tempi

della guerra fredda, quando il nemico principale era l’URSS

e il posto centrale nello schieramento antisovietico spettava

alla Germania federale. Si vocifera che gli americani,

nel caso di un rifiuto italiano alla mega-base militare nell’area

del Dal Molin, siano gia’ pronti a trasferirla in Germania.

Noi non ci crediamo, non ci crediamo perche’ questo

scompaginerebbe la strategia americana, che poggia su

una precisa dislocazione strategica delle proprie forze offensive.

Crediamo piuttosto che gli americani non molleranno l’osso

e che un eventuale rifiuto da parte del governo Prodi, avrebbe

serissime consegeunze nelle relazioni con Washington.

Tanti sono i guai di Prodi, non andra’ a cercarsene

di nuovi pesanto i piedi al pur azzoppato G.W. Bush.

…………………………………..
2. ANTIAMERICANISMO?
L’imperatore, D’Alema e la fronda dei satrapi

Invitiamo caldamente i nostri lettori a leggersi l’intervento

qui sotto. E’ una disamina della politica estera statunitense,

ad iniziare dal fallimento in Iraq, e un attacco deciso a Bush.

Una lucida analisi che spiega come, dietrop all’invio di nuove

truppe in Iraq e alla destituzione di tutti i comandi militari

dissidenti, vi sia un vero e proprio piano di escalation contro

Iran e Siria, da una parte, e dall’altra la determinazione ad

attaccare le milizie schiite di Moqtada al-Sadr (fatto questo

che potrebbe rappresentare una decisiva svolta per la lotta

di liberazione in Iraq). L’autore e’ al di sopra di ogni possibile

sospetto di antiamericanismo, si tratta infatti di Ezio Bonsignore

, fino a pochi mesi fa redattore capo della RIVISTA ITALIANA DIFESA, uno dei tanti postriboli americanisti vicini agli ambienti militari italiani (oggi la rivista

e’ diretta da quel Andrea Nativi autentico capofila del partito

americano). Invitiamo a leggerlo perche’ indica quanto

profondamente pregiudicata sia oggi la credibilita’

dell’amministrazione Bush nello stesso campo degli alleati europei.

La considerazione che i Neocon siano giunti a fine corsa e

che da qui a due anni il Partito Democratico riconquisti la

Casa Bianca, spiega appunto le mosse che D’Alema sta compiendo.

Non un antiamericanista quindi, bensଠun proconsole che proprio

in nome dell’alleanza con gli USA aderisce alla fronda per impedire

che un Imperatore dai giorni contati faccia danni ulteriori.

Iraq, la strategia di Bush e la Führerbunkersyndrome

Di
Ezio Bonsignore, 11 gennaio 2007

La decisione del Presidente Bush di inviare altri 20mila soldati in Iraq (contro la volontà  chiaramente espressa della maggioranza del popolo americano, contro il parere concorde di un comitato congiunto appositamente creato da tutte le parti politiche, contro i suggerimenti sempre più allarmati del suo stesso partito, contro i consigli dei vertici militari, insomma contro tutto e contro tutti, e basandosi invece esclusivamente su un uso sempre più anti-democratico delle sue prerogative di Commander-in-Chief e sulla sua profonda convinzione messianica di aver ricevuto da Dio una missione che deve essere portata a termine ad ogni costo) configura con chiarezza un caso di quella che i Tedeschi chiamano la “Führerbunkersyndrome”, la sindrome del bunker del Führer.
Un capo politico-militare isolato nel suo centro di comando perde progressivamente il contatto con la realtà  e si rifiuta di riconoscere che una guerra di aggressione, che egli stesso ha scatenato senza alcuna reale necessità , ਠormai persa malamente ed ਠpersa soprattutto a causa delle sue stesse decisioni. Il capo rigetta quindi questa realtà  che non gli piace e si rifugia sempre più in un suo mondo irreale, continuando a formulare strategie sempre più campate in aria e a emettere ordini sempre più insensati, ma che secondo lui dovrebbero inevitabilmente portare all’immancabile
vittoria finale. Un corollario di questo atteggiamento ਠche chiunque non sia d’accordo col capo e osi formulare delle critiche viene immediatamente messo da parte. Questo ਠappunto quello che ਠsuccesso al generale Casey e al generale Abizaid, rispettivamente comandante delle forze Usa in Iraq e comandante del Central Command, ambedue rimossi pochi giorni fa dai loro rispettivi incarichi per aver espresso la loro convinzione che l’aumento di truppe deciso dal Presidente non servirà  a nulla e sarà  anzi controproducente. Cosà¬, alla fine l’entourage del capo viene a essere costituito esclusivamente da persone, la cui principale se non unica qualificazione per il loro incarico consiste nella disponibilità  ad accettare supinamente qualsiasi decisione venga formulata dal capo.
Per quanto riguarda l’Iraq, per esplicita dichiarazione del presidente Bush nel suo discorso i 20mila uomini in più sono destinati soprattutto a “garantire la sicurezza
di Baghdad”. Si tratta cioਠdi condurre un massiccio rastrellamento contro la cosiddetta Sadr City, cioਠla grande sezione di Baghdad con una popolazione stimata a
circa due milioni di persone che ਠattualmente controllata dalle milizie del fondamentalismo sciita e dove n੠i soldati americani n੠le forze del governo iracheno
osano da tempo mettere piede. Come il Presidente ha tranquillamente ammesso, l’operazione comporterà  un bagno di sangue, il cui prezzo sarà  perಠpagato
soprattutto dalla sventurata popolazione civile irachena.
Quella che il presidente Bush ha cercato nel suo discorso di spacciare come “una nuova strategia” per l’Iraq ਠquindi invece esattamente la stessa fallimentare strategia, che l’amministrazione Usa ha ostinatamente perseguito negli ultimi anni: la tragica convinzione che l’uso della forza militare sia la ricetta magica per risolvere qualsiasi difficoltà  di politica internazionale e che quindi sia, ad esempio, possibile domare una rivolta generalizzata e una guerra civile esclusivamente mediante la repressione e senza alcun reale progetto politico, a parte le ormai francamente indigeribili sparate retoriche circa la riconciliazione e la democrazia in Iraq. Non per nulla il comando delle forze di terra in Iraq ਠora affidato al generale Odierno, che quando era alla guida della Quarta divisione di fanteria nel 2003-2004 si fece una fama poco simpatica per la sua politica di indiscriminata brutalità  contro gli Iracheni e la sua convinzione che la violenza fisica fosse l’unica cosa che essi capivano.
Ma siccome l’esperienza e la storia dimostrano che le rivolte e le guerriglie partigiane non si domano in questo modo, la perversa ostinazione del presidente Bush
avrà  come unico risultato pratico quello di rendere pressochà© inevitabile che l’avventura militare americana in Iraq si concluda in un fallimento molto simile al
disastro in Vietnam, ma ancora più grave e dalle conseguenze strategiche incomparabilmente più serie non solo per gli Stati Uniti, ma anche per tutto il resto
del mondo.
Ma c’ਠanche un altro aspetto da considerare: l’allarmante percezione che gli Stati Uniti sono guidati da una persona che – diciamo – si comporta come se avesse qualche difficoltà  a mantenere il proprio equilibrio mentale ha delle implicazioni che vanno bene al di là  della pur gravissima situazione irachena. Bush ha ancora due anni di potere come presidente ed ਠassolutamente determinato a portare a termine quella che vede come la sua missione e a lasciare la sua impronta nella storia – e ci sono purtroppo delle ottime ragioni per temere che questa impronta sarà  stampata nel fango e nel sangue. Le chiare minacce che il Presidente ha espresso nel suo discorso nei confronti della Siria e dell’Iran potrebbero forse, se espresse da un altro personaggio e in un contesto diverso, essere viste come un’attenta applicazione del principio del bastone e della carota, ma venendo da lui – e in questo momento – sono poco meno di una dichiarazione di guerra. Appare quindi pressochà© inevitabile che prima della fine del suo mandato, Bush attaccherà  certamente l’Iran e forse anche la Siria, in una perversa ‘fuga in avanti’ basata sulla convinzione che allargare un conflitto che non si riesce a vincere sia l’unico modo per vincerlo. E’ un po’ come Hitler che attacca la Russia, perchà© non riesce a piegare la Gran Bretagna.
Il resto del mondo si trova quindi a dover decidere come affrontare e nei limiti del possibile gestire una situazione, in cui la maggiore superpotenza del globo ਠguidata
da un George W. Bush la cui personalità  sta rivelando aspetti sempre meno piacevoli.
Il Presidente ਠchiaramente impenetrabile a qualsiasi suggerimento o pressione sul piano politico, sia che vengano dagli stessi Stati Uniti e men che meno da fuori (si
guardi che fine ha fatto Tony Blair con la sua ‘relazione privilegiata’ con gli Usa e la sua convinzione di riuscire a influenzare Bush!). E anche se dovesse capitare qualcosa a Bush sul piano fisico o su quello legale, cadremmo dalla padella nella brace, perchà© il nuovo presidente sarebbe Dick Cheney, che ਠcon tutta evidenza ancor
meno equilibrato di Bush. Visto che il presidente Bush non puಠessere nà© convinto nà© fermato e viste quali sono le sue intenzioni, non si vede altra soluzione politica per i Paesi dell’Occidente che allentare deliberatamente i legami politici, strategici e militari che attualmente ci uniscono se non agli Stati Uniti in quanto tali, certo a questa amministrazione.

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3. MAGDI ALLAM: IL FUSTIGATORE DEI FEDIFRAGHI (islamici)

Magdi Allam e’ un giornalista che in fatto di diffamazione e calunnia la sa lunga quanto il suo naso da Pinocchio. Uno al cui confronto Farina alias Betulla fa una figura da poppante. Betulla doveva infatti farsi rimborsare le marchette da un certo Pio Pompa. Robetta da cinquemila euro a botta. Magdi Allam non giunge tanto in basso, lui e’ lautamente stipendiato dalla RCS come, pensate un po’, vicedirettore del Corriere. Lui non e’ tipo da ricevere veline (e compensi) dai Servizi segreti italiani, ai quali anzi, pare dare direttive e imbeccate. Gira, a spese della collettivita’, con una scorta armata fino ai denti che non ce l’ha manco il Ministro della Difesa. Il che gli da, nell’ambiente di mezze tacche del giornalismo italiano, un’aura di inquietante autorevolezza.
Continua ad occupare la sua posizione di prestigio malgrado non abbia vinto una sola delle sue crociate securitarie, nonostante nel Palazzo della poltica che conta lo considerino poco piu’ che un mitomane, un rompicazzo.
Tra le sue crociate, memorabile, fu quella contro il Campo. Informato con largo anticipo dagli ambienti piu’ sionisti e americanisti dell’allora governo Berlusconi che saremmo stati colpiti al cuore (arresti del primo aprile 2004), si lancio’ per mesi, spalleggiato dal suo collega Grimaldi, in attacchi furibondi contro i “rosso-bruni del Campo antimperialista” nonche’ “qaedisti occulti”. Poi se la prese con i giudici come la Forleo. Successivamente tocco’ addirittura al Ministro Pisanu, reo di avere legittimato l’UCOII nella cosiddetta Consulta Islamica. Per non parlare dei suoi libri da autogrill, in cui ce n’era per tutti, anche per la Fallaci, colpevole di aver pisciato sopra, col suo stile irriverente, al suo geniale teorema che c’e’ anche un Islam buono, quello che fa me culpa e si genuflette davanti alla luminosa civilta’ occidentale. Si puo’ misurare il formidabile eco di queste campagne assordanti dagli interlocutori nel suo blog: poco piu’ che quattro gatti.
Con la sua reputazione in verticale crollo Magdi doveva inventarsi qualcosa. Qualcosa di piccante che risollevasse il suo prestigio in discesa libera. Doveva mostrare che il suo accanimento maniacale contro l’UCOII, che anche nel Palazzo considerano una penoso delirio, ਠinvece fondato. Lancia cosଠla guerra a mezzo stampa contro la POLIGAMIA. Denuncia che l’UCOII e’ un covo di poligami peccatori e che lo Stato italiano, legittimando l’UCOII medesima, si rende colpevole di questo crimine tremendo. Inizia come sempre in sordina, dosando le sue accuse, annunciando rivelazioni sensazionali. Ieri, dopo tanta manfrina, eccoti la bomba. Hamza Piccardo, da sempre bersaglio dei suoi strali in quanto credente musulmano e deciso antimperialista, sarebbe in realta’ un poligamo, che dico un poligamo, un puttaniere. E chi sarebbe la “puttana”? Ne pubblica, senza rispetto alcuno pur di fare scoop, nome e cognome sulla prima pagina del suo Corriere della Sera di oggi. Dove sta lo scandalo? Che i due sarebbero convenuti a nozze con rito religioso islamico, mentre Hamza Piccardo era in realta’ gia’ coniugato. Doppio scandalo, poco dopo Lui decide di lasciare lei. Cosଠlei s’incazza fino a tal punto che decide di vuotare il sacco. Indovinate a chi? Ma si! Proprio al Magdi Allam il quale spiattella il tutto sul quotidiano piu’ diffuso della penisola. Non senza prima essersi fatto scudo, allo scopo di puntellare la sua guerretta a luci rosse, delle affermazioni di Dacia Valent (IADL), anch’ella arruolata nella missione moralizzatrice —ovvero nella campagna contro l’UCOII e Hamza Piccardo.
Un interrogativo ci frulla per la testa: quanti euro sono occorsi per allestire questa squallida messa in scena?

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4. ESTRADARE I 26 AGENTI DELLA CIA!
Firma diffondi e fai firmare questa lettera al Ministro della Giustizia…..

AL MINISTRO CLEMENTE MASTELLA

Il 17 febbraio 2003 veniva rapito a Milano il cittadino egiziano Abu Omar. L’Imam venne successivamente trasferito in un carcere egiziano dove, in violazione dei piu’ elementari diritti dell’uomo, venne sottoposto a spietate torture affinche’ confessasse di essere un terrorista. “Sono stato appeso al soffitto come bestiame destinato al macello, a testa in giù, piedi in aria, le mani legate dietro la schiena, esposto a scosse elettriche su tutto il corpo, soprattutto alla testa, per indebolire il mio cervello… Anche quando non ero torturato, venivo lasciato per lunghi periodi nelle camere di tortura, perchਠudissi le urla degli altri, i loro gemiti, per farmi crollare psicologicamente… Venivo legato ad un materasso intriso d’acqua e collegato a macchinari elettrici”.

Le prime indagini della Procura di Milano stabilirono con prove schiaccianti che la CIA orchestro’ e organizzo questo sequestro. Nel dicembre 2005 la stessa Procura emise 22 mandati di cattura contro altrettanti agenti statunitensi. Dato che questi erano ormai riparati negli Stati Uniti, venne inoltrata all’allora Ministro Guardasigilli Roberto Castelli la richiesta di estradizione, che il governo Berlusconi, il 12 aprile 2006 respinse, accusando a sua volta i magistrati milanesi di “antiamericanismo”.

Nel luglio 2006, accertate le pesanti e dirette responsabilita’ nel medesimo rapimento dei servizi segreti italiani (SISMI), vengono arrestati alti funzionari dei medesimi e messo in stato d’accusa lo stesso direttore Niccolo’ Pollari. Il 20 luglio la Procura milanese riattiva la richiesta di estradizione (non piu’ 22 agenti CIA coinvolti ma 26) precedentemente bloccata e resipinta da Castelli.

E’ intollerabile che a sei mesi di distanza da questa notifica il Ministro della Giustizia Clemente Mastella e il governo presieduto da Romano Prodi non abbiano ancora risposto alla richiesta dei magistrati milanesi. Questo silenzio avvalora il sospetto che anche questo governo, pur di rispettare relazioni di sudditanza verso la tracotante amministrazione Bush, non esita a calpestare lo Stato di diritto e a fare a pezzi il principio giuridico che la legge e’ uguale per tutti.

L’uscita di scena di Berlusconi non ha infatti attenuato l’intransigenza dell’amministrazione Bush.
Dopo aver seccamente rifiutato di consegnare all’Italia il militare USA Mario Lozano (l’assassino dell’agente Nicola Calipari), ha addirittura premiato la mente del sequestro di Abu Omar (l’allora capo della Cia in Italia Jef Castelli).
In occasione della visita del Ministro degli esteri Massimo D’Alema a Washington nel giugno 2006, Condoleezza Rice ha poi sfacciatamente difeso le numerose “extraordinary renditions” operate, non solo in quanto procedure contemplate nel Presidential Executive Orders number two del presidente Bush, ma in quanto sempre compiute con la collaborazione delle autorita’ europee.

Che il governo Berlusconi conoscesse le direttive americane e le abbia applicate in modo compiacente (anche in riferimento al sequestro di Abu Omar), e’ non solo opinione comune, e’ stato stabilito dalla stessa Commissione d’Inchiesta insediata al Parlamento europeo e presieduta dal portoghese Coelho, la quale e’ giunta a questa conclusione proprio ascoltando le testimonianze all’interno della CIA.

Con la presente i sottoscritti Le chiedono di ottemperare alla richiesta di estradare i 26 agenti Cia affinche’ possano essere processati e puniti ove il tribunale confermi le pesanti accuse a loro carico. Ogni Sua ulteriore esitazione sarebbe un venir meno ai suoi doveri di Ministro, in quanto tale tenuto per primo a rispettare consolidate procedure giuridiche e significherebbe rendersi colpevole d’indulgenza verso quello che gli stessi magistrati hanno definito un gravissimo reato ai danni di Abu Omar nonchਠun “crimine contro lo Stato italano”.

Seguono le firme —————————— >>>> Invia la tua adesione a: estradare@email.it

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