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Notiziario del 28 febbraio 2007

2. March 2007

Questo Notiziario contiene:
1. L’INCREMENTO DEL DANNO
L’avevamo detto: chi sta con Prodi Schioppa
2. FORCHETTONI ROSSI
Dissidenti in mutande, di Roberto Massari
3. ROMA, 17 MARZO, MANIFESTAZIONE NAZIONALE
La nostra adesione e’ sicura, le nostre critiche anche
4. IRAQ: SALVIAMO LA VITA A LIKA, WACEN E ZAINAB
Tre donne irachene condannate all’impiccagione con l’accusa di far parte della Resistenza

IL PIU’ IMPORTANTE EVENTO POLITICO DELL’ANNO
PER LA PRIMA VOLATA LE RESISTENZE OTTENGONO IN EUROPA IL DIRITTO DI PAROLA!

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA PER LE SISTEMAZIONI IN ALBERGO E I PASTI
CONTATTA I PROMOTORI: conferenzachianciano@libero.it – OPPURE TELEFONA AL 328.4320501
TUTTE LE INFORMAZIONI AL SITO DELLA RETE EUROPEA DEI COMITATI IRAQ LIBERO: http://www.iraqiresistance.info

Intervengono tra gli altri:
ABDUL JABBAR AL KUBAISY, Falluja – AYATOLLAHMED AL BAGHDADI, Najaf – YOUSSIF HAMDAN, Bagdad – FADHIL M. HUSSAIN, Bagdad – IBRAHIM SULMAN RIZK, Bagdad – NOURI N. ABD, Bagdad – ASRAR-A-ABDULLATIF, Bassora – MOHAMED AL KHUZAI, Kerbala – AZZAM TAMIMI, Londra – WALEED AL MODALLAL, Gaza – MOHAMMED HA ALISSA, Damasco – ALI FAYAD, Beirut – SAMAH IDRISS, Beirut – HISHAM BUSTANI, Amman – RAHIM RAMIN, Kabul – SAMAD BAWAR, Jalalabad – JOHN CATALINOTTO, New York – SAAD KIRYAKOS, Ottawa – LUCIO MANISCO – HAMZA PICCARDO – SAMIR AMIN, Il Cairo

Presiedono:
Leonardo Mazzei, Roberto Massari, Aldo Bernardini, Wilhelm Langthaler, Moreno Pasquinelli, Marco Riformetti

1. L’INCREMENTO DEL DANNO
L’avevamo detto: chi sta con Prodi Schioppa

La cosiddetta sinistra-radicale, com’era del tutto prevedibile, si e’ allineata al diktat di quella cosiddetta liberale, che altro non e’ se non la rappresentazione politica del grande capitalismo italiano ed europeo. Ha fatto di peggio, ha sottoscritto un dodecalogo il quale, oltre a confermare sfacciatamente gli assi portanti della politica neoliberista e imperialista del governo, consegna a Prodi poteri di tipo presidenzialista che sono in aperto contrasto con la stessa Cosituzione repubblicana. I sinistri-radicali giustificano questa capitolazione con losdrucito ragionamento per cui, in tal modo, di ridurrebbe il danno, ove per danno si intende, ma e’ ovvio! il ritorno di Berlusconi. E’ valido questo ragionamento? No, non e’ valido. Anzitutto perche’ proprio con questa politica miserevole si rafforza il consenso di Berlusconi, lo si alimenta, lo si tiene in vita. In secondo luogo perche’ si tiene si momentaneamente lontano il Cavaliere dal governo, ma al prezzo di berlusconizzare la politica, le istituzioni, cio’ che resta di questa sinistra da strapazzo. Gli ultimi due punti del dodecalogo, quelli con cui Prodi si accentra straordinari poteri e si piglia l’ultima parola nel Consiglio dei ministri, cosଠcome la promessa di indurire in senso antidemocratico la legge elettorale, sono il piu’ chiaro esempio di berlusconizzazione della vita politica e istituzionale. Cosà¬, anche ammesso che Berlusconi in persona sia messo fuori gioco, il berlusconismo avanza proprio grazie a chi dice di combatterlo. Non si riduce il danno insomma, lo si accresce, non solo lo si accresce, lo si rende piu’ insidioso, perche’ questo danno, essendo compiuto da forze politiche a parole progressiste, approfondisce tra i cittadini che speravano in uncambio di rotta, il disincanto, la rabbia, lo stesso passaggio a destra. La figura meschina fatta in questa occasione la cosiddetta sinistra-radicale la paghera’ a caro prezzo. Esultiamo? Per niente! Le conseguenze le pagheremo anche noi, le pagheranno i popoli oppressi che avevanop sperato, con la sconfitta di Berlusconi, che l’Italia si sarebbe sganciata dalla sudditanza verso gli Stati Uniti, mentre dovranno prendere atto che le bombe o i proiettili d’alemiani non sono tanto diversi da quelli berlusconiani. Ci sorge tuttavia un dubbio, a noi che sempre ci ostiniamo a dare un senso compiuto alle mosse e alle contromosse dei due schieramenti politici. Nessuno potrebbe esprimerlo meglio di un liberale autentico: “Qui, diciamola tutta, non e’ piu’ questione di politica estera. Siamo nella cucina della bassa politica, fra tovaglie lorde di unto, rimasugli di cibo nei piatti, bottiglie di vino e bicchieri semivuoti. E’ lo spettacolo di una classe politica fatta di mezze calzette che sono in Parlaento per la pensione, I viaggi gratuiti in treno e in aereo e al governo per l’auto blu. Mancasse solo una politica estera. Manca una classe politica appena appena decente”. (Piero Ostellino, Corriere della Sera del 24 febbraio)

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2. FORCHETTONI ROSSI
Dissidenti in mutande, di Roberto Massari

Riceviamo e pubblichiamo queste severe note, in particolare verso Franco Turigliatto, vergognosamente espulso dal PRC. La solidarieta’ da noi espressa a Franco non riduce ma accresce il nostro sdegno verso la sua decisione di votare la fiducia verso il governo Prodi. Una fiducia che cancella il suo operato precedente e rende la sua linea di condotta francamente pittoresca. Tanto valeva andare fino in fondo, con coerenza.

“Mi scuso con i compagni e le compagne, ma devo rettificare un errore di calcolo (in realtà  di valutazione) compiuto dopo la caduta del governo Prodi. Dissi allora che i Forchettoni rossi (cioਠi deputati e i senatori eletti per Prc, Pdci e Verdi) erano scesi a 108, prendendo per buona l’assenza dal voto dei senatori Rossi e Turigliatto. Invero, dicevo anche che un voto contro o un’astensione da parte di questi due avrebbero avuto un maggiore valore etico, politco e simbolico, ma visto quel che passa il convento…
Ebbene, i Forchettoni rossi tornano ad essere 110 e tutti peggio di prima. Sà¬, anche i due “dissidienti” confermano la loro fiducia a un governo imperialistico peggiore di quello di prima. Un governo che nei 12 punti ha blindato le cose più reazionarie che nell’immediato si possano proporre, tra le quali il proseguimento dell’aggressione all’Afghanistan, la Tav e la nuova base aerea di Vicenza. Il secondo Prodi ਠancora più a destra del primo e chi lo sostiene ਠancor più complice di prima. Non fatevi ingannare dalle dicharazioni rifondarole di voler tornare nelle piazze per… sorreggere il governo.

Nel caso di Turigliatto la cosa ਠancor più grave per due ragioni: 1) Non stando più in Rifondazione non ha più la “scusante morale” della disciplina di partito. Se quindi vota per Prodi lo fa profondamente convinto nel proprio intimo o per disciplina nei confronti del suo vero partito (la Quarta internazionale) che si trova cosଠad essere corresponsabile moralmente dell’operato complessivo d questo governo di guerra e di rapina . 2) Ci prende per il culo dicendo che perಠnon voterà  per l’Afghanistan, proprio quell’Afghanistan che campeggia tra
i 12 punti. E che gliene frega a Prodi che lui non voterà  l’Afghanistan? Per quello ricorrerà  tranquillamente ai voti dei senatori a vita (che su quel tema Napolitano lascerà  liberi d’essere decisivi col proprio voto), di esponenti del centro destra e fascisti sparsi. Anzi, se l’offensiva di primavera ci sarà  effettivamente e qualche mercenario italiano ci lascerà  la pelle, assisteremo a un voto bipartisan, cioਠtutti uniti – dalla destra fascista a quella rifondarola. A quel punto, che manchi il voto di Turigliatto – che comunque aveva votato a favore la prima volta e non ne fa ora la benchà© minima autocritica – non avrà  la benchà© minima conseguenza.

Quindi 110. Mi raccomando di tenerne nota, perchà© una cifra simile non s’era mai vista. Tempi duri per chi ਠonesto e lucido (lasciamo perdere il “rivoluzionario” perchà© non ਠproprio il momento…”

Roberto Massari

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3. ROMA, 17 MARZO, MANIFESTAZIONE NAZIONALE
La nostra adesione e’ sicura, le nostre critiche anche

Dopo mesi di discussione e preparazione i numerosi organismi politici e sociali che non condividono ne’ la missione militare in Afganistan, ne’ si ritengono quello Prodi un “governo amico” sono riusciti a convocare una manifestazione nazionale della massima importanza. Qui sotto l’appello. Come Campo antimperialista, dopo aver partecipato a tutti gli incontri preparatori, abbiamo scritto ai promotori che pur contribuendo al pieno successo di questa manifestazione, non potevamo sottoscrivere l’ultima versione dell’appello. Piu’ sotto la nostra breve lettera.

Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale
per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e da tutti i fronti di guerra

Per il 17 marzo ਠstata lanciata a Nairobi dal Forum Sociale Mondiale la giornata mondiale contro la guerra, nell’anniversario dell’invasione USA dell’Iraq. In tutto il mondo, milioni di persone chiederanno la fine delle guerre, a partire da Iraq e Afghanistan, la chiusura delle basi, il disarmo atomico. In quei giorni, il Parlamento italiano voterà  sul rifinanziamento delle missioni, Afghanistan in primis. Per questo facciamo appello a tutte/i coloro che condividono il sogno della pace e della giustizia, affinchà© si costruisca anche in Italia la giornata mondiale contro la guerra.
Il movimento contro la nuova base USA di Vicenza ha segnato con la straordinaria manifestazione del 17 febbraio una svolta contro le politiche belliche del governo, per una nuova stagione di lotte che rompa la complicità  dell’Italia con la guerra permanente. L’imposizione della base USA ਠuna scelta contraria alla volontà  popolare e alla difesa dell’ambiente, ma anche una strategia di complicità  alla guerra, in sintonia con USA e NATO, con il sostegno alla produzione bellica e l’aumento spropositato delle spese militari fino alla sciagurata decisione di acquistare dagli USA per 13 miliardi i bombardieri Joint Strike Fighter: una politica che si definisce multilaterale ma che rimane di guerra, mossa dal desiderio di fare dell’Italia una piccola-grande potenza, agevolando l’espansione nel mondo dei propri gruppi economico-militari e finanziari.
E sulla guerra il governo Prodi ਠcrollato al Senato, travolto dalle sue contraddizioni, a sinistra e a destra. Il Prodi-bis, che ਠstato rimesso in piedi con ulteriori contributi da destra, sfida apertamente tutti i movimenti in campo, da quello NO-Tav, imponendo l’ Alta velocità , a quelli ambientalisti con i rigassificatori, al movimento no-Vat e pro-Pacs abbandonando i già  moderatissimi DICO; ma soprattutto collide con il movimento no-war, affermando piena fedeltà  a Usa e Nato, e confermando le missioni belliche e la costruzione della base a Vicenza
Viene meno l’illusione del “governo amico” e nasce per chi ama la pace la responsabilità  di costruire una nuova opposizione sociale alle politiche di guerra, dando continuità  al movimento dopo il 17 febbraio e contestando la politica estera del Prodi-bis. E il primo obiettivo che abbiamo davanti, oltre a vincere la lotta contro il Dal Molin, ਠquello del ritiro delle truppe dall’Afghanistan, massima forma di complicità  con una guerra sotto il comando della NATO. La lotta contro la base USA di Vicenza ਠdiventata la lotta di tutti/e: cosଠcrediamo debba essere per la lotta contro l’intera politica di guerra, a partire da chi sul territorio contesta la militarizzazione crescente.
Vogliamo costruire insieme una grande manifestazione nazionale a Roma come seconda tappa del percorso iniziato dalla popolazione vicentina, congiungendo il NO ALLE BASI e il NO ALLE MISSIONI MILITARI, e le lotte sui territori all’opposizione nazionale e internazionale alla guerra, accompagnandola con la forte richiesta ai parlamentari di votare contro il decreto e il rifinanziamento della missione in Afghanistan.

PER IL 17 MARZO A ROMA. PER IL RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E DAGLI ALTRI FRONTI DI GUERRA. PER LA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI USA-NATO, PER VINCERE LA LOTTA CONTRO LA BASE DAL MOLIN. NO ALLE SPESE MILITARI. SOSTEGNO ALLA RESISTENZA DELLE POPOLAZIONI IN LOTTA, DA VICENZA AI PAESI INVASI E OCCUPATI.

Comitato 17 marzo
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NON POSSIAMO FIRMARE QUEL TESTO
Al Gruppo Promotore della manifestazione del 17 marzo

Cari compagni,

Il nostro direttivo, riunitosi ieri allo scopo di valutare con piu’ attenzione il nuovo testo convocativo inviato domenica scorsa, ha deliberato di ritirare la nostra firma dall’Appello medesimo.

L’ inconcepibile assenza di una condanna della Missione Unifil 2 in Libano, il passo indietro rispetto alle ragioni del 30 settembre per quanto attiene alla centralita’ del sostegno alle resistenze (dalla Palestina all’Afganistan passando per Iraq e Libano); non ci consentono di sottoscriverlo.

La centralita’ delle Resistenze popolari e armate nei paesi aggrediti dall’imperialismo non e’, come alcuni ritengono, una forzatura terzomondista, quanto piuttosto un imprescindibile dato di fatto, che fa del sostegno la questione delle questioni. Non vogliamo essere corresponsabili di questa rimozione, anche ammesso (e non concesso) che cio’ serva ad allargare le adesioni alla manifestazione.

Questo arretramento e’ speculare, ovvero si appoggia, all’enfasi con cui si presenta la manifestazione di Vicenza. Ne si esagera la portata affermando che rappresenta una specie di spartiacque, l’annuncio di una nuova stagione di mobilitazioni contro la guerra. Noi consigliamo piu’ cautela… E un maggiore spirito critico, scevro da quello che in gergo si chiama movimentismo –per cui, ogni volta che ci si trova davanti ad una grossa manifestazione, si inneggia a sproposito al “cambio di fase” e “all’apertura di un nuovo ciclo di lotte sociali”. Non e’ stato il caso di quella contro il precariato a novembre?

Affermare, come si fa nell’ultimo paragrafo, che la “grande manifestazione di Roma” si considera “la seconda tappa del percorso iniziato dalla popolazione vicentina”, cancella il 30 settembre e ci fa temere includa un differente percorso rispetto a quello che venne dai promotori unitariamente tracciato nell’estate autunno del 2006.

E’ sintomatico cio’ che questo paragrafo indichi come elementi da congiungere. Manca infatti un aperto riferimento alla necessaria saldatura tra Resistenze armate nei paesi aggrediti e mobilitazioni per la pace nei paesi aggressori. Resistenze che vengono appiccicate alla fine, svogliatamente e, Dio ci guardi! accuratamenhte evitando di nominarle per nome e cognome, altrimenti si pregiudicherebbe il successo della “grande manifestazione nazionale a Roma”.

In realta’ a noi pare che questo sia il prezzo per trascinare giu’, il 17 marzo, non tanto i comitati vicentini, ma pezzi di sinistra critica che sono ancora li a stampellare un governo imperialista come quello Prodi.

Davanti all’apparente impossibilita’ di migliorare il testo ci troviamo quindi nell’impossibilita’ di sottoscriverlo.

Adereriamo tuttavia all’appello, assicurando il massimo sforzo affinche’ la manifestazione sia un successo, nonche’ adoprandoci perche’ le posizioni antimperialiste abbiano lo spazio che meritano

Campo Antimperialista, 27 febbraio

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4. IRAQ: SALVIAMO LA VITA A LIKA, WACEN E ZAINAB
Tre donne irachene condannate all’impiccagione con l’accusa di far parte della Resistenza
I LEGALI FANNO APPELLO AD AZIONI DI SOLIDARIETA’

La Suprema Corte Criminale di Bagdad ha condannato tre donne alla pena di morte per impiccagione con l’accusa di complicita’ nell’assassinio di poliziotti iracheni leali alle forze occupanti —fatto che la Corte considera “terrorismo”.
Il Sindacato degli Avvocati Iracheni ha reso noti i loro nomi.
Si Tratta di:
Lika Omar Muhammad, 26 anni: accusata, assieme al marito e al fratello, di aver partecipato all’omicidio di alcuni ufficiali collaborazionisti nella Zona Verde;
Wacen Taleb, 31 anni: accusata, durante una sparatoria, di aver ucciso cinque poliziotti;
Zainab Fadhel, 25 anni: accusata, assieme al marito e al cugino, di aver attaccato a Bagdad, nel settembre scorso, una pattuglia congiunta dell’esercito americano e iracheno.

Walid Hayali, avvocato e membro del Sindacato degli Avvocati Iracheni, ha affermato che la Corte ha emanato la condanna esecutiva (n.156) contro le tre donne senza permettere loro di disporre di proprio legale. L’avvocato fa appello all’opinione pubblica mondiale affinche’ si mobiliti per fermare queste esecuzioni e condannare le decisioni della Corte. Egli ha anche reso noto che Lika Omar Muhammad ha dato alla luce un figlio in prigione pochi mesi fa che ella sta ancora allattando, mentre Wacen Taleb e’ madre di un figlio di tre anni. Le tre donne sono adesso carcerate nella prigione “Kazim Yeh”, nel distetto di Kazimiyah di Bagdad.

ACCOGLIAMO SENZA INDUGI L’APPELLO PER SALVARE LA VITA DI LIKA, WACEN E ZAINAB
NELLA PROSPETTIVA DI PROMUOVERE ANCHE IN ITALIA UNA URGENTE MOBILITAZIONE AFFINCHE’ IL GOVERNO PRODI SI ESPRIMA CONTRO QUESTE CONDANE A MORTE,
Chiediamo a tutti di inviarci la loro adesione e disponibilita’ a prendere parte alla campagna per la vita di LIKA, WACEN E ZAINAB

SCRIVETECI SUBITO: campoantimperialista@virgilio.it

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