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“Abu Mazen non possiede alcun mandato per decidere indipendentemente del futuro dei palestinesi”.

22. August 2007
Intervista del primo ministro palestinese Ismail Haniyeh (dal Corriere della sera del 20 agosto)

“Come si fa a parlare di pace, se ci tagliano persino l’elettricità  in casa?”. Reagisce con una battuta il leader del governo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, quando per l’ennesima volta ieri mattina il generatore nel cortile fa cilecca e il suo ufficio resta al buio. Ci concede quest’intervista per 50 minuti in pieno giorno, ma per motivi di sicurezza le persiane sono abbassate.
Perchà© non aiuta l’Europa ad aiutarvi? Lei sa bene che basterebbe una piccola frase del tipo “Hamas potrebbe evolversi, siamo disposti a lavorare per riconoscere Israele nel futuro ” e per voi si aprirebbero le porte della legittimazione e dei contributi internazionali.

“Noi abbiamo detto più volte chiaramente che vorremmo vedere riconosciuto uno Stato palestinese all’interno dei confini delle terre occupate nel 1967. Se Israele accetta questa opportunità  allora siamo pronti ad proporre una Hudna, un cessate il fuoco, lungo decenni e decenni”.

Perchà© non aggiunge invece che alla fine della Hudna potranno esserci due Stati in piena convivenza pacifica?

“Inutile anticipare la storia, perchà© correre tanto avanti? In passato l’Olp riconobbe Israele, ma non ਠservito a nulla. Oggi crescono le colonie ebraiche in Cisgiordania, Gerusalemme ਠsempre più occupata con i suoi abitanti arabi sempre più discriminati. In verità  Israele non ha mai accettato politicamente e geograficamente uno Stato palestinese sui confini del 1967”.

Ahmed Yassin, massimo ideologo di Hamas assassinato dagli israeliani nel 2003 a Gaza, sosteneva con parametri teologici che la Palestina ਠ“Waqf”, terra santa islamica, che non puಠessere condivisa con lo Stato ebraico. Anche lei fonda il suo rifiuto su termini religiosi?

“Io sono solo un premier eletto. E come tale fondo il mio agire sulla piattaforma politica del nostro governo”.

Come ha letto le recenti dichiarazioni di apertura pronunciate da Romano Prodi nei confronti di Hamas?

“Sono ottime. Diamo il benvenuto a Prodi. Il suo ਠun approccio equilibrato che riconosce Hamas e il pieno valore della nostra vittoria elettorale nel gennaio 2006. Noi siamo un partner flessibile, democratico, siamo la vera espressione della volontà  popolare palestinese. Non possiamo venire ignorati, nà© ostracizzati. E siamo molto interessati a mantenere aperto il dialogo con l’Europa. Hamas puಠdiventare la testa di ponte del rapporto tra mondo arabo l’Europa e l’Italia. Chiedo a Prodi di aiutarci a cancellare l’embargo. Con il suo contributo questa regione potrebbe davvero diventare pacifica per decenni”.

Il presidente Abu Mazen sta preparando con Ehud Olmert la piattaforma per la conferenza di pace che dovrebbe tenersi a Washington in novembre. Hamas gli concede carta bianca?

“Assolutamente no. Credo che la conferenza negli Usa non avrà  alcuna rilevanza concreta. Sarà  solo un piccolo party di addio in vista della fine della presidenza Bush. E in ogni caso Abu Mazen non possiede alcun mandato per decidere indipendentemente del futuro dei palestinesi”.

àˆ plausibile che lei possa dare la luce verde per gli scontri armati in Cisgiordania contro il Fatah come ਠgià  avvenuto a Gaza in giugno?

“Voglio dire che non siamo stati noi ad iniziare lo scontro a Gaza, bensଠil Fatah e le sue squadre armate che hanno voluto le violenze per affossare il risultato delle elezioni democratiche. Ora fanno lo stesso in Cisgiordania, arrestano o uccidono i nostri militanti. Una situazione molto pericolosa, che rischia di degenerare”.

Che relazione c’ਠtra Al Qaeda e Hamas?

“Solo i nostri detrattori vedono un legame tra noi ed Al Qaeda, che in verità  non c’ਠaffatto”.

Considerate Al Qaeda un nemico?

“Hamas ha un solo nemico: l’occupazione israeliana. Comunque, tutta la nostra attività  à¨ indirizzata alla Palestina. I nostri metodi e obiettivi non hanno nulla a che fare con quelli di Al Qaeda”.

Fatah vi accusa di arrestare e torturare i suoi uomini e di censurare la stampa di Gaza.

“àˆ vero l’opposto. Sono loro che arrestano i nostri uomini in Cisgiordania e bloccano la vendita dei nostri giornali”.
Ancora Fatah vi accusa di imboscare il gasolio per i generatori che producono l’energia elettrica di Gaza. Un affronto anche per l’Unione Europea, che paga almeno un quarto delle spese.
“Falsità . La mancanza di carburante e il blocco dei generatori ਠinvece stato voluto dal Fatah per metterci in difficoltà . Un fatto gravissimo. Per risolverlo mi rivolgo ancora a Prodi: perchà© non manda una commissione d’inchiesta italiana? Siamo prontissimi a collaborare. Capirebbero subito che alcuni mafiosi legati al Fatah sono all’origine di questa che ਠuna delle crisi più difficili per la gente di Gaza”.

Lorenzo Cremonesi
21 agosto 2007

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