Site-Logo
Site Navigation

Paese Basco: non può esserci pace in un contesto di guerra permanente!

24. October 2007
Dichiarazione di solidarietà  da parte del Campo Antimperialista nei confronti dei dirigenti della Sinistra Indipendentista arrestati

Il 4 ottobre la polizia spagnola, dando esecuzione ad un mandato del giudice Baltasar Garzà²n, ha arrestato 22 militanti indipendentisti baschi ritenuti essere il gruppo dirigente del partito Batasuna, messo fuori legge. Precedentemente, il 3 ottobre, era stato arrestato il suo portavoce internazionale Joseba Alvarez. L’ondata repressiva contro i militanti nazionalisti ਠproseguita il 18 Ottobre con l’arresto di altri due membri della Tavola Nazionale (Direttivo n.d.t.) di Batasuna. Questi avvenimenti rientrano in una serie di operazioni poliziesche contro il movimento indipendentista, iniziate con l’imprigionamento del suo principale dirigente Arnaldo Otegi l’8 giugno di quest’anno, operazioni che stanno a significare la dichiarazione morte del processo di dialogo con l’organizzazione armata basca ETA da parte del governo spagnolo di Josà© Luà­s Rodrà­guez Zapatero.

Da una lettura congiunturale, queste gravi azioni contro gli attivisti indipendentisti baschi e contro il processo di pace con l’ETA rispondono alla logica elettorale dell’establishment spagnolo. Di fronte al trionfo del Partito Popolare all’opposizione nelle elezioni municipali e in quelle delle regioni autonome nel maggio di quest’anno, il Partito Socialista (PSOE) di Zapatero ha sentito la necessità  di aggiustare il tiro della propria linea politica per riconquistare voti in vista delle elezioni generali che si terranno all’inizio del 2008.

Nel 2004 il tentativo del PP di Aznar di attribuire l’attentato dell’11 marzo all’ETA, non solo portಠal trionfo elettorale del PSOE, ma segnಠanche un eccezionale momento perlomeno di neutralità  nella pubblica opinione spagnola rispetto ad un possibile dialogo con l’ETA. L’ondata pacifista nella società  spagnola, che si era manifestata in precedenza nelle manifestazioni di massa contro la guerra in Iraq, spinse il nuovo primo ministro Zapatero non solo al ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, ma anche ad una apertura verso le Nazioni senza Stato (“comunità  autonome”), che avevano vissuto anni di piombo sotto il precedente governo Aznar. Con una possibile soluzione al conflitto armato con l’ETA, Zapatero si vedeva ormai come uomo di stato di calibro internazionale e, per questo motivo, garantito per futuri trionfi elettorali del suo partito.

Senza dubbio la congiuntura politica dopo l’11 marzo, con il temporaneo atteggiamento difensivo del PP e dei settori più aggressivi dello “spagnolismo” post – franchista, non ha cambiato in profondità  la correlazione delle forze strutturali nello stato spagnolo, nà© a livello dell’establishment politico economico dominante, nà© nel PSOE, nà© tantomeno nell’opinione pubblica spagnola. Il riconoscimento dell’unica vera e democratica soluzione del conflitto basco, il diritto all’autodeterminazione indipendenza compresa, sta al di fuori della portata politica del sistema costituito spagnolo e della volontà  della sua classe dominante, inclusa anche la maggioranza del pacifismo piccolo borghese del centro sinistra.

Da lଠsi ਠriprodotta una situazione ormai conosciuta dei precedenti processi di dialogo fra i rappresentanti dell’ETA e il governo spagnolo. Lo stato spagnolo pretende una soluzione facile, veloce e superficiale, in cui l’ETA ponga fine alla lotta armata senza che il governo a sua volta riconosca la causa del conflitto e dia garanzie che permettano il democratico esercizio della volontà  basca con un referendum sull’autodeterminazione. Il governo non prese neppure le più piccole misure di distensione, come il ravvicinamento alla loro patria dei prigionieri baschi dispersi nelle carceri spagnole, o l’abrogazione delle scandalose il legalizzazioni di forze politiche e sociali basche come Batasuna.

Alla fine dei conti, la logica da stato imperialista si ਠimposta di nuovo nell’atteggiamento del PSOE al cambiare della congiuntura entro la quale Zapatero aveva calcolato di poter trarre un beneficio elettorale da un avvicinamento ai baschi. Tale logica di stato e di sistema imperialista mostra, nella sua totalità , la sua scarsissima apertura quando avverte una dinamica democratica di rottura, quando affronta un popolo consapevole dei suoi diritti che mette in discussione l’assetto politico – economico dato, quando la situazione politica rischia di sfuggire di mano al blocco dominante attraverso l’esercizio del diritto democratico di referendum nelle mani di un popolo che esige di decidere con piena sovranità  sul proprio futuro.

Questa logica di conservazione del potere prevale anche nell’autonomismo del Partito Nazionalista Basco (PNV). La sua politica ਠsegnata dal peggior aspetto del riformismo socialdemocratico classico: nascondere dietro alcune frasi e bei discorsi sul diritto all’autodeterminazione una politica reale ridotta al dialogo interno all’elite con l’establishment spagnolo, escludendo il popolo basco in generale e i suoi attori sociali e politici proindipendentisti in particolare dal tavolo della discussione. L’obiettivo della sua politica ਠdipingere le vecchie figure giuridiche autonomiste di colori nuovi e trarre il maggior beneficio per il blocco dominante basco, per i settori incrostati nell’apparato politico – amministrativo autonomista e la borghesia, rappresentati dal PNV.

Dopo quasi 20 anni di dominio neoliberale dell’impero nordamericano e dei suoi lacchਠeuropei, ormai non resta il più piccolo dubbio che l’establishment capitalista non ਠdisposto a negoziare ed implementare riforme degne di questo nome, cambiamenti che oltrepassino una facciata ingannevole, per perpetuare il proprio dominio e disgregare un popolo nel processo di liberazione, misure per radicare i diritti dei popoli a decidere in piena sovranità  sul loro futuro. E laddove un popolo si organizza per pretendere ed implementare cambiamenti, laddove la dinamica politica apre una breccia nel dominio imperiale, cade la facciata “democratica” ed emerge con violenza l’essenza del dominio come sistema totalitario di conservazione del potere di un blocco economico – politico -culturale oligarchico.

Non resta altra via che organizzare il potere popolare, accumulare forze con i metodi più efficaci del momento, approfittare delle congiunture politiche che cambiano, delle aperture momentanee nel campo del nemico quando queste si verificano, e resistere nei momenti di guerra, per costruire il blocco storico popolare antimperialista di liberazione nazionale e sociale.

In questa battaglia ਠcruciale la solidarietà  antimperialista ai popoli più avanzati, come quello palestinese, iracheno o libanese nel mondo arabo, quello venezuelano, boliviano, colombiano, ecuadoregno, cubano e messicano in America Latina e quello basco in Europa. Una solidarietà  volta al reciproco rafforzamento, a partire dalle esperienze condivise di tutte queste resistenze, diretta alla costruzione di un fronte internazionale antimperialista.

“Esser sempre capaci di sentire, nel profondo, qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. Questa ਠla qualità  più bella del rivoluzionario.”
(Ernesto Che Guevara)

Libertà  per i dirigenti indipendentisti e tutti i prigionieri politici baschi!

No alla giustizia come vendetta “spagnolista” e all’inquisitore modello Guantanamo Baltasar Garzà²n!

Per il diritto alla autodeterminazione del popolo basco – referendum subito!

Topic
Archive