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“La politica della Siria verso la Resistenza irachena”

11. October 2007
di Hugh Naylor
New York Times, 7 ottobre 2007

DAMASCO, 6 ottobre — La Siria sta incoraggiando i gruppi di insorti arabi sunniti e gli ex ba’athisti iracheni che hanno legami con i leader del governo di Saddam Hussein a organizzarsi sul proprio territorio, dicono diplomatici e analisti politici siriani. A loro avviso, costruendo forti legami con questi gruppi, spera di guadagnare influenza in Iraq prima di quello che considera l’inevitabile declino della presenza americana in quel Paese.

“I siriani sentono che il potere americano in Iraq oggi ਠmolto più debole che in passato”, dice Ibrahim Hamidi, capo dell’ufficio di corrispondenza del quotidiano panarabo Al Hayat a Damasco. “Adesso possono prendere una iniziativa pubblica audace – come quella di aiutare l’opposizione irachena a organizzarsi – senza molti timori, specialmente dato che il presidente Bush ਠdiventato un’anatra zoppa”.

A luglio, ex ba’athisti oppositori del governo iracheno del Primo Ministro Nuri Kamal al-Maliki avevano programmato una conferenza dei gruppi di insorti — fra i quali due dei più importanti, le Brigate della rivoluzione del 1920, e Ansar al Sunna — al Sahara Resort [un hotel NdT] fuori Damasco.

L’incontro faceva seguito ad altri due che si erano svolti in Siria a gennaio, con l’obiettivo di formare un fronte di opposizione al governo iracheno, e a un annuncio fatto a luglio a Damasco sulla formazione di una coalizione composta da sette gruppi di insorti sunniti, allo scopo di coordinare e intensificare gli attacchi in Iraq per costringere gli americani a un ritiro. Da allora questa coalizione si ਠallargata a incorporare altri gruppi.

La conferenza di luglio, tuttavia, ਠstata annullata all’ultimo momento, in un’indicazione dei rischi politici della strategia siriana che va sviluppandosi. Secondo partecipanti, diplomatici, e analisti, ਠstata annullata dal governo del presidente Bashar al-Assad, principalmente a causa di pressioni da parte dell’Iran.

L’Iran ਠil principale alleato della Siria, e un convinto sostenitore del governo iracheno dominato dagli sciiti. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, era stato in visita a Damasco solo pochi giorni prima della data prevista per la conferenza.

Tuttavia, in centinaia si erano presentati per l’evento, fra i quali Harith al-Dhari, il leader del Consiglio degli Ulema, un importante gruppo di opposizione sunnita, e altre personalità  di alto profilo ricercate dal governo iracheno. In parecchi avevano detto di sperare di rimettere in calendario la conferenza in Siria nel prossimo futuro.

“Il progetto americano in Iraq sta crollando, e avevamo deciso che era importante cercare di comunicare con i connazionali iracheni adesso”, dice Nizar Samari, portavoce della conferenza, ed ex responsabile dei rapporti coi media di [Saddam] Hussein.

La Siria, che gli Stati Uniti accusano di essere un canale per l’invio di militanti islamici in Iraq, nega qualsiasi ruolo nell’organizzare i gruppi di opposizione al governo iracheno. Analisti e diplomatici, tuttavia, dicono di avere grossi dubbi sul fatto che i gruppi potrebbero operare in Siria, uno Stato di polizia, senza l’approvazione del governo.

Diplomatici e commentatori politici occidentali hanno opinioni diverse sulla portata dell’influenza che Damasco potrebbe alla fine esercitare sui gruppi di opposizione. Essi, tuttavia, concordano sul fatto che la Siria li sta utilizzando per mostrare agli Stati Uniti e all’Iran, spesso definito il fratello maggiore nella sua alleanza di vecchia data con Damasco, di avere la capacità  di giocare un ruolo importante nel futuro dell’Iraq.

“L’Iran ਠil grande attore in Iraq”, dice Hamidi, di Al Hayat, “ma non ha influenza sui ba’athisti e i sunniti”.

Questo sembrerebbe creare un’apertura naturale per la Siria, un Paese in prevalenza sunnita, governato da una propria versione del partito Ba’ath. Ma i suoi rapporti con i ba’athisti iracheni sono tesi da molto tempo. La Siria appoggiಠl’Iran nella sua guerra con l’Iraq negli anni ’80, e sostenne gli Stati Uniti contro [Saddam] Hussein durante la Guerra del Golfo del 1991.

Perciಠsta cercando di mantenere un difficile equilibrio, creando un rapporto del tipo”il nemico del mio nemico” con i ba’athisti iracheni e gli insorti, e mantenendo al tempo stesso una alleanza con Tehran. E’ una strategia rischiosa, che comporta l’ulteriore pericolo di poter incorrere nelle ire di al Qaeda.

“La conferenza ha messo insieme quelli che hanno un interesse in Iraq e alcuni di quelli che non si sono alleati con il maggior nemico dell’America, al Qaeda”, dice un commentatore politico, che ha chiesto di non essere identificato a causa di preoccupazioni per la sua sicurezza, riferendosi alla conferenza annullata di luglio. “E’ stata una mossa rischiosa da parte della Siria, perchà© avrebbe potuto attirare degli attacchi”.

Dopo l’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti, alla quale Damasco si era opposta con forza, la Siria ਠdiventata un rifugio per parecchi ba’athisti che occupavano posizioni di rilievo nel governo di [Saddam] Hussein, molti dei quali erano ricercati dalle forze armate americane. Secondo gli analisti politici siriani, essi hanno portato con sà© milioni di dollari rubati dall’Iraq, ed ਠstato concesso loro asilo a condizione di tenere un basso profilo, dato che la Siria temeva ritorsioni da parte delle forze americane in Iraq.

In passato, il governo iracheno ha accusato Damasco di ospitare iracheni che stanno aiutando la rivolta. E la Siria non fa mistero della sua simpatia per gli insorti.

“La Siria guarda alla resistenza come combattenti per la libertà , come George Washington quando combatteva i britannici”, dice Mahdi Dahlala, un ex ministro dell’informazione siriano. “Noi pensiamo che ribellarsi contro l’occupazione sia un fenomeno naturale”.

Le autorità  siriane di tanto in tanto hanno consegnato iracheni ricercati, quando volevano ammorbidire Washington o Baghdad. Nel 2005, il fratellastro di [Saddam] Hussein, Sabawi Ibrahim al-Hassan, che era il no. 36 dei 55 iracheni più ricercati dalle forze armate Usa, e altri 29 ex funzionari ba’athisti che si nascondevano in Siria, furono consegnati al governo iracheno con sospetti di aver aiutato la rivolta.

Ma durante la sua visita di agosto in Siria, il Primo Ministro Maliki ha esortato il presidente Assad, senza risultati, a consegnare altri iracheni ricercati che ਠconvinzione diffusa che si nascondano in Siria.

“La Siria non consegnerà  nessun iracheno al governo iracheno, a meno che esso non presenti le prove delle malefatte”, dice Dahlala.

Funzionari dell’amministrazione Bush dicono che la Siria di recente ha avuto un comportamento confuso, facendo alcuni passi che i funzionari americani considerano utili in Iraq, e altri che mostrano che Damasco sta cercando di costruire la propria influenza in quel Paese.

Un alto funzionario del Dipartimento alla Difesa, in una intervista, ha lodato Damasco per avere annullato la conferenza dell’opposizione, e ha fatto osservare che i siriani hanno dato un giro di vite, in una certa misura, contro i militanti islamici che operano nei pressi del confine con l’Iraq, una mossa che Washington cercava di ottenere da molto tempo.

Una valutazione di intelligence diffusa in agosto a Washington dice che il governo siriano si ਠmesso a dare la caccia alle reti islamiche che praticano il contrabbando. Tuttavia, non lo ha fatto per il desiderio di aiutare gli Stati Uniti, dice il rapporto, ma perch੠temeva che i gruppi costituissero una minaccia per il governo stesso.

Il rapporto inoltre critica i siriani perchà© fanno arrivare denaro ai gruppi di insorti sunniti all’interno dell’Iraq, “in un tentativo di aumentare l’influenza siriana”.

La Siria ha da lungo tempo una strategia regionale di influenzare la politica dei suoi vicini dando rifugio ai loro gruppi di opposizione. Nel 2004, Washington ha imposto sanzioni economiche a questo Paese, per avere, fra l’altro, appoggiato Hamas e diversi altri gruppi militanti palestinesi.

Sospettata di avere organizzato nel 2005 l’assassinio di un ex Primo Ministro libanese, Rafik Hariri, la Siria inoltre ha subito pressioni sempre maggiori da parte di Stati Uniti e Francia per il suo sostegno a Hezbollah, la milizia sciita libanese.

Thabet Salem, un commentatore politico siriano, dice che Damasco sta inoltre sfruttando una spaccatura fra due leader dell’ex partito Ba’ath iracheno, Izzat Ibrahim al-Duri, ex vice presidente sotto [Saddam] Hussein, e Muhammad Yunis al-Ahmed, che si ritiene viva in Siria. Sulla testa dei due uomini, accusati da Washington e Baghdad di guidare e finanziare operazioni terroristiche in Iraq, pendono taglie da molti milioni di dollari.

“Yunis al-Ahmed sta cercando di mettersi sotto l’ombrello dei siriani come modo per unificare i ba’athisti”, dice Salem. “E i siriani lo sostengono in modo discreto, perchà© potrebbero avere più controllo sulle loro azioni”.

A gennaio, Ahmed ha tenuto una conferenza nella città  di Homs, nel nord della Siria, per cercare di rimettere in piedi il partito Ba’ath iracheno. Alcuni siriani hanno ipotizzato che volesse assumere una posizione più conciliante nei confronti del governo iracheno e degli Stati Uniti. Il suo rivale, Duri, che ਠsospettato di avere legami più forti con i gruppi di insorti, ha respinto la conferenza.

“Duri ha una profonda diffidenza riguardo al lavorare con i siriani, perchà© non si fida degli iraniani, che sono solidi alleati della Siria”, dice Salem.

Si ritiene che Ahmed stia raccogliendo un sostegno sempre maggiore da parte degli ex ba’athisti iracheni in Siria, a spese di Duri e di altri rivali, offrendo incentivi in contanti e permessi di soggiorno nel Paese. Si dice che la fedeltà  alla sua leadership sia particolarmente forte fra i settori più poveri, sunniti, dei due milioni di rifugiati iracheni in Siria.

“La Siria potrebbe ottenere una straordinaria influenza in Iraq se riuscisse ad avere il controllo sui ba’athisti iracheni”, dice Salem. “Parlando da un punto di vista ideologico, ha molto più in comune con loro che non con gli islamici radicali di Hamas”.

Un portavoce dell’ala degli ex ba’athisti che vivono in Siria guidata da Duri, conosciuto con il nome di battaglia di Abu Muhammad, condanna Ahmed e smentisce le insinuazioni secondo cui gli ex ba’athisti si starebbero allontanando da Duri o starebbero prendendo in considerazione negoziati con Washington.

“Vogliamo che tutti i soldati americani se ne vadano dall’Iraq, e non smetteremo di combattere finchà© questo non accadrà “, dice Muhammad.

David S. Cloud ha contribuito raccogliendo elementi da Washington.

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